A sei anni dal suo ultimo successo, Checco Zalone torna sul grande schermo nuovamente diretto da Gennaro Nunziante, regista e co-sceneggiatore dei suoi film precedenti (tranne “Tolo Tolo”). Checco, un cinquantenne ricco e narcisista, decide di percorrere il Cammino di Santiago per ritrovare (fisicamente e metaforicamente) la figlia Cristal. Il lusso sfrenato a cui è abituato lascerà lentamente spazio alla spiritualità e alle umili condizioni del pellegrinaggio, ovviamente attraverso innumerevoli situazioni comiche, gag e battute che questo cambiamento comporta.
“Buen Camino” è un ritorno alle origini della formula vincente di Zalone, che sfrutta i suoi tratti distintivi di “maschera popolare” italiana, questa volta in una versione “arricchita”, per dare libero sfogo a una satira politica e sociale spinta. Il cuore della sua comicità resta infatti la capacità straordinaria di mettere in ridicolo l’italiano medio, focalizzandosi in questo caso sul parassitismo borghese. Il protagonista mescola umorismo grottesco e battute politicamente scorrette, che sfociano talvolta in un cinismo borderline: da “Schindler’s List” all’11 settembre.
Si ride tanto e di gusto. Tuttavia, la pellicola non riesce a sorprendere come i suoi precedenti lavori. Il rapporto padre-figlia, già al centro di “Sole a catinelle”, viene in questo caso trattato in modo abbastanza prevedibile e il viaggio di Checco si configura non tanto come un vero percorso di scoperta di sé, quanto come una serie di situazioni divertenti e gag. I temi emotivi o sociali che avevano caratterizzato i suoi film precedenti, come la crisi del lavoro o l’immigrazione, vengono solo saltuariamente accennati: la sceneggiatura infatti non sempre riesce a bilanciare il suo umorismo crudo con la componente più emotiva del film.
I fan di Checco Zalone non potranno che uscire entusiasti dalla visione di “Buen Camino”, ma chi sperava in un’evoluzione più profonda del suo stile, dopo la parentesi di “Tolo Tolo” potrebbe uscire dalla sala con un po’ di amaro in bocca, forse anche a causa di un finale affrettato e non particolarmente a fuoco.


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