In occasione della sua 79° edizione, il Locarno Film Festival introduce una nuova sezione: la retrospettiva Red & Black – La sinistra hollywoodiana e la lista nera. Una selezione di oltre 40 titoli tutti accomunati dal tema del maccartismo e dalla lista nera in cui all’epoca finivano coloro che erano sospettati di attività comuniste. Si passa da titoli scritti da autori finiti su quell’elenco (come Mezzogiorno di fuoco Un re a New York) a film che ricostruiscono quella pagina di storia (Il prestanome con Woody Allen).

Una scelta che si colloca in un ben preciso progetto editoriale, come ribadito dal direttore artistico Giona A. Nazzaro durante la presentazione che si è svolta presso la Triennale a Milano il 10 luglio 2026: sensibilizzare il pubblico sui problemi della contemporaneità. In un mondo che si chiude sempre dipiù in nome di isolazionismo e (autoproclamata) superiorità nazionale/culturale (per non dire altro) il festival si propone di dare un punto di vista completamente opposto, grazie alla forza della settima arte.

Ecco quindi la volontà, da un lato, di concentrare l’occhio su giovani proposte e film che decostruiscano la narrazione classica; dall’altro una proposta che guarda al passato per riflettere sul presente. In quest’ultima linea troviamo appunto la retrospettiva Red & Black. Locarno ci invita a riflettere su come episodi che ritenevamo superati tendano a ripresentarsi in forme diverse.

Esempio perfetto è il film Broken Arrow (titolo italiano L’amante indiana) western del 1950 diretto da Delmer Daves (Scandalo al soleQuel treno per Yuma) e sceneggiato da Albert Maltz, anche lui presente nella black list. Presentato con una proiezione speciale alla Triennale per introdurre alla retrospettiva, il film assume un aspetto più che mai inquietante ai giorni nostri.

Un film del 1950 (ben 76 anni fa) che si ambienta 80 anni prima (1870, quindi 156 anni fa in totale), che presenta dialoghi e situazioni fin troppo familiari. Il protagonista, Tom Jeffords (James Stewart) cerca di porre fine alla logorante guerra tra bianchi e Apache con proposte di pace e gesti di fiducia verso il nemico. Mosse che la maggior parte dei suoi connazionali vedono come «deboli» e «da donne». Non se la passa meglio il condottiero degli Apache Cochise (Jeff Chandler). Inizialmente titubante, egli si lascia convincere dalla bontà d’animo di Jeffords, col risultato che anche parte del suo popolo lo etichetta come smidollato. Tra i pochi assennati nei due schieramenti troviamo un generale americano che legge la Bibbia per ricavarne messaggi di fratellanza, anzichè di conflitto.

Basta fare un giro sui social per trovare le stesse dinamiche che questo film descriveva già oltre mezzo secolo fa, in un’inquietante dinamica di ciclicità storica che sembra non averci abbandonato. Tramite L’amante indiana e in generale la retrospettiva Red & Black, Locarno ci invita a guardare ciò che pensiamo di esserci lasciati alla spalle per riflettere sulla possibilità che esso sia in realtà davanti a noi.

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