Miglior Film alla Festa del Cinema di Roma 2025, “La mia famiglia a Taipei” è l’esordio alla regia di Shih-Ching Tsou, storica collaboratrice di Sean Baker (regista di “Anora” che lo scorso anno ha vinto l’Oscar come Miglior film) che si cimenta con una storia famigliare tutt’altro che lineare.
Un cast tutto al femminile fa da protagonista a una storia che racconta i mondi interiori di tre diverse generazioni quanto simili tra loro con l’obiettivo di tradurre con le immagini la complessità dei rapporti umani e dei conflitti interiori. La cosa si fa ancora più complessa (e interessante) se il tutto viene girato con un telefono.
All’apparenza una storia geograficamente e culturalmente lontana da noi ma allo stesso tempo estremamente affine grazie alla sua capacità di saper raccontare l’innocenza e la purezza dell’infanzia, la dura franchezza dell’adolescenza e la difficile quanto sofferente condizione adulta all’interno di uno scenario dove l’unica ancora di salvezza viene affidata al legame autentico che solo la Famiglia è in grado di dare, soprattutto quando tutto sembra sgretolarsi tra le mani.
La narrazione è autentica e ben focalizzata su ciascun personaggio, qualità che dà la possibilità allo spettatore di entrare in comunicazione in maniera empatica e riconoscere una parte di sé in ciascuno di essi.
Un racconto di sacrificio, cadute e rinascite che riesce ad arrivare dritto all’anima dello spettatore.


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