Presentato in anteprima all’82° Festival di Venezia, l’ultimo film di Park Chan-wook è un thriller grottesco intriso di black humour e satira sul capitalismo. Basato sul film del 2005 “Cacciatore di teste” di Costa-Gavras, adattato a sua volta dal romanzo “The Ax” di Donald E. Westlake, il film racconta la discesa nella follia di Man-soo (Lee Byung-hun, volto noto agli amanti di “Squid Game”), un rispettato dipendente nel settore cartario dalla vita perfetta, con una famiglia amorevole e una casa da sogno, che viene licenziato senza preavviso dopo 25 anni di carriera e che si trova costretto a ricorrere alla violenza per risolvere la sua crisi economica.
Il protagonista decide infatti di uccidere i suoi diretti concorrenti per il lavoro. La sua motivazione, “non ho altra scelta”, diventa il mantra che giustifica azioni sempre più estreme. Attraverso la sua follia omicida, il film esplora la disumanizzazione e la disperazione di chi si sente intrappolato nel sistema capitalista, dove la competizione è feroce e le emozioni vengono ignorate a favore dell’efficienza e dei guadagni.
La lotta del protagonista per riconquistare la sua posizione, diventa un microcosmo della lotta sociale, in cui Man-soo, pur essendo vittima del sistema, è anche un prodotto di esso. La sua discesa nella follia si intreccia con una riflessione più profonda sulla società moderna, sulla disoccupazione e sulla crisi di mezza età, evidenziando come il desiderio di successo possa portare a scelte eticamente discutibili. Man-soo non è un killer professionale né un genio del crimine, ma una persona che prende decisioni sempre più irrazionali a causa della pressione esterna e della propria frustrazione.
Il regista coreano, autore della “trilogia della vendetta”, di “Oldboy” e del più recente “Decision to Leave”, riesce a bilanciare perfettamente toni grotteschi e tragici, aiutato dalla colonna sonora e dalla fotografia: la musica sottolinea infatti il tono sarcastico del film, mentre la fotografia gioca con angolazioni particolari, dissolvenze e colori per far risaltare il contrasto tra umorismo e violenza.


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