Talvolta il cinema ha la capacità di prevalere sugli interessi industriali e sui “giochi di palazzo” interni ai grandi Studi. Ciò è perfettamente esemplificato dalla storia produttiva di Coyote vs. Acme, film che, su decisione di Warner Bros. Discovery e del CEO David Zaslav, sembrava essere destinato, per ottenere dei ritorni fiscali, a rimanere confinato negli archivi della major, senza mai poter vedere il buio di una sala cinematografica. La singolarità della decisione ha avuto come risposta un’ondata inaspettata di critiche e proteste da parte di appassionati e addetti ai lavori, tale da convincere i vertici Warner a optare per la vendita dei diritti distributivi del film. È qui che subentra Ketchup Entertainment che, dopo aver portato nei cinema Un’avventura spaziale, torna ad avere a che fare con i Looney Tunes, acquistando il film e permettendogli di arrivare al pubblico.
Nato da un soggetto di James Gunn, basato sull’articolo umoristico di Ian Frazier pubblicato nel 1990 sul The New Yorker, il film, diretto da Dave Green, vede come protagonista proprio il celebre Wile E. Coyote. Successivamente all’ennesimo fallimento nel riuscire a catturare Beep Beep a causa del malfunzionamento di un prodotto ACME, lo sventurato coyote decide di fare causa alla società. Si rivolge così a Kevin Avery, un avvocato di provincia specializzato nella riscossione di piccoli risarcimenti. Inizialmente il legale cerca di convincere il suo cliente a desistere dall’affrontare una causa di tale portata, ma la sua ostinazione porterà i due a una situazione da Davide contro Golia, che si rivelerà essere solo la punta dell’iceberg di un caso ben più oscuro che coinvolge la ACME e il suo amministratore delegato.
Poche volte le dinamiche extrafilmiche finiscono per legarsi a doppio filo con quanto narrato nella pellicola stessa. I retroscena che hanno caratterizzato la produzione di Coyote vs. Acme si incontrano e si intrecciano con la natura satirica del film di Green, trasformando quasi la sua stessa vicenda produttiva in un’appendice involontaria della storia raccontata sullo schermo. Tale ambivalenza è stata al centro delle campagne marketing tanto da parte di Ketchup Entertainment quanto, in Italia, di Lucky Red, che hanno intelligentemente riconosciuto e cavalcato i punti di contatto tra finzione e realtà. Al di là di quelle che possono essere le somiglianze tra le due dimensioni, il film si caratterizza tanto per essere un sincero omaggio al mondo dei Looney Tunes — sfido ogni fan di questi personaggi a non saltare sulla sedia davanti allo studio legale Avery, Jones & Maltese — quanto per essere una spassosa avventura in tecnica mista che guarda a Chi ha incastrato Roger Rabbit.
Se il capolavoro di Zemeckis introduceva i personaggi animati all’interno di una trama noir, Coyote vs. Acme recupera gli stilemi tipici del legal thriller. Certo, rispetto al passato risulta evidente il cambio nelle forme e nelle tecniche utilizzate per amalgamare animazione e riprese dal vero. È così che agli acetati si sostituisce il cel-shading, sacrificando buona parte dell’espressività che l’animazione analogica permetteva di offrire. Laddove l’animazione perde parte di questa espressività, però, interviene la recitazione, tanto di Will Forte quanto, soprattutto, di John Cena, in grado di adattarsi perfettamente ai toni e allo humor fisico e verbale dei personaggi animati. La loro fisicità esasperata e caricaturale è tale da renderli, a loro volta, quasi dei character animati.
La travagliata storia produttiva della pellicola finisce per diventare parte integrante della sua stessa satira, trasformando Coyote vs. Acme in un caso in cui realtà e finzione, alla stregua di Wile E. Coyote e Road Runner sembrano rincorrersi.


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