Nel parlare della trasposizione cinematografica di Wicked non si può non tenere conto della grande sfida che il progetto ha rappresentato: non era facile tradurre su schermo uno dei musical più iconici e di successo della storia di Broadway e il rischio di deludere le aspettative dei fan dello spettacolo originale era elevato.

Da questo punto di vista la prima parte era riuscita ottimamente ad abbattere queste preoccupazioni, dimostrandosi un prodotto filmico di assoluto pregio, Jon M. Chu è stato in grado di traslare in scioltezza il linguaggio teatrale in quello filmico senza tradire gli elementi distintivi del materiale originale. Tutto ciò è stato supportato da un’accurata scelta del casting che trova il proprio punto di forza proprio nelle due protagoniste: tanto in Cynthia Erivo nella parte di Elphaba, quanto Ariana Grande nei panni di Glinda.

Wicked – Parte 2 conferma quanto realizzato con la prima parte, permettendosi di calcare maggiormente sulla componente politica e immergersi in toni più cupi.
Elphaba è diventata ormai il nemico pubblico numero a Oz, battendosi da sola in un mondo segnato dalle persecuzioni degli animali e una sempre maggiore limitazione delle libertà individuali. Tutto questo mentre Glinda (Galinda) è diventata suo malgrado il principale strumento di propaganda da parte del Mago e di Madame Morrible.

Il film si presenta come ultimo tassello di un percorso che è partito dal cinema per poi tornare al cinema: se il musical ha rappresentato una rielaborazione dell’immaginario creato da Il Mago di Oz del 1939, Wicked – Parte 2 si pone come un’ideale chiusura del cerchio. Il film infatti, più ancora che nella prima parte, diventa un gioco a incastri con il capolavoro in technicolor di Victor Fleming, consolidando una storia che seppur nata sulle pagine di una serie di libri ha trovato una definitiva consacrazione proprio nelle scarpette color smeraldo di Dorothy, nel sentiero dorato e nella pelle verde della malvagia strega dell’Ovest.

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