In un’estate dominata da Odissea e Spider-Man ci sono ovviamente altre uscite che dovranno teantare di farsi strada tra i due colossi. Tra questi troviamo, perlomeno in Italia, l’horror irlandese Hokum, già arrivato in altri mercati a inizio anno, ma giunto solo ora nel nostro paese. La trama segue Ohm Bauman, scrittore che deve decidere come concludere il suo romanzo (ultimo capitolo di una celebre trilogia) e cosa fare delle ceneri dei suoi genitori. Per quest’ultimo compito, decide di disperderle nei pressi di un hotel dove la coppia aveva passato momenti felici. Peccato che in quell’hotel ci sia una stanza in cui è vietato entrare, poiché è abitata da un’antica strega malvagia. Ovviamente il nostro protagonista entra in quella camera, venendo perseguitato dall’entità.

Una storia ben familiare ai fan di Stephen King (tra Shining e 1408), che punta a miscelare il sovrannaturale con l’elaborazione del lutto e del senso di colpa. Il tutto condito dall’atmosfera del folklore irlandese. Il regista Damian McCarthy, al suo terzo lungometraggio, dimostra una buona mano nel gestire le scene di spavento, creando momenti di tensione già visti ma efficaci. Il secondo atto è in questo senso il più riuscito nel creare paura e gestire l’atmosfera.

Purtroppo il primo e terzo atto risultano molto più deboli: all’inizio il film parte in quarta cercando subito di montare angoscia con trucchetti scenici molto blandi (si pensi a luci spente in luoghi che dovrebbero avere un’illuminazione normale), per poi mutare genere nella parte finale, sostituendo l’horror psicologico col crime. Il risultato è un film narrativamente poco compatto, in cui le varie componenti non si amalgamo correttamente.

A fine visione verrà da chiedersi perché alcuni elementi sono stati inseriti. Tra questi spunti di troppo c’è paradossalmente quello più riuscito nel lato tecnico, ovvero la presenza della strega nell’hotel. Hokum è la dimostrazione di come l’ansia da prestazione e la volontà di parlare di tante cose in un’unica storia porti a sprecare quanto di interessante c’è nelle proprie idee iniziali.

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