It Ends si inserisce nella tradizione di horror che nel 2026 è salita alla ribalta coi successi di Obsession e Backrooms: storie a basso budget, con poche location e un piccolo cast, che si propongono di raccontare tramite il genere il disagio della Generazione Z.
Durante un viaggio in macchina quattro neolaureati prendono una deviazione imprevista. La strada che imboccano si rivela senza fine, obbligandoli a un viaggio ininterrotto (i ragazzi scoprono di non dover mangiare e l’auto non esaurisce mai la benzina) in cui sono permesse solo brevi soste prima di essere aggrediti da uomini misteriosi che spuntano dal bosco ai lati del percorso.
La metafora è chiara: il film vuole parlarci delle incertezze dei giovani d’oggi. Questi non hanno una meta chiara (la strada, come detto, non ha una fine) e sono obbligati a una routine sempre uguale a se stessa, in cui non è concesso loro fermarsi, in un logoramento psicologico in cui la domanda non è se crolleranno mentalmente, ma quando. Spunti già affrontati nei già citati Obsession (lì si parla soprattutto di relazioni tossiche) e Backrooms (che a sua volta presenta un luogo misterioso e apparentemente infinito).
In comune con questi due progetti, It Ends ha anche il fatto di essere l’esordio di un regista (Alexander Ullom, che lo ha scritto, diretto e montato) che ha iniziato con video su internet, senza fare una classica gavetta sui set cinematografici. Di conseguenza, se la tematica è interessante e più attuale che mai, la messinscena è piuttosto scolastica e non presenta particolari elementi di novità. Non che sia un problema utilizzare stilemi di regia classici, soprattutto per un giovanissimo esordiente, ma dato che il film vorrebbe inserirsi nella categoria degli “elevated horror”, risulta non completamente all’altezza delle sue ambizioni.


Lascia un commento