Si è svolta lo scorso weekend, il 17 e 18 ottobre, a Lariofiere (Erba) la nuova edizione del Como Fun, che ha confermato la capacità della manifestazione, seppur piccola rispetto ad altri grandi fiere italiane, di riunire appassionati di cinema, fumetti, videogiochi e cultura pop. Tra gli oltre 150 espositori, le aree dedicate al gioco, i numerosissimi cosplayer e un programma ricco di show musicali e appuntamenti, a catturare l’attenzione del pubblico sono stati soprattutto due ospiti d’eccezione: Christopher Lloyd e Tom Welling. Il primo, indimenticabile interprete di Doc Emmett Brown nella trilogia di Ritorno al futuro; il secondo, volto di Clark Kent in Smallville, serie che ha accompagnato per dieci stagioni il percorso di crescita del futuro Superman. I loro incontri con il pubblico hanno offerto l’occasione per ripercorrere due carriere differenti, ma accomunate dalla capacità di lasciare un segno duraturo nell’immaginario collettivo con i loro personaggi iconici.

Christopher Lloyd: una carriera oltre Ritorno al futuro

Domenica 18 ottobre il palco centrale del Como Fun ha accolto i due ospiti principali, iniziando con Christopher Lloyd, che è stato protagonista di un incontro che ha attraversato diverse tappe della sua lunga carriera, dagli inizi in teatro ai ruoli che lo hanno reso celebre sul grande e piccolo schermo. Nonostante l’inevitabile centralità di Ritorno al futuro, il racconto dell’attore ha permesso di guardare oltre Doc Brown, restituendo il ritratto di un interprete che ha costruito la propria esperienza attraverso personaggi e generi molto diversi.

Lloyd ha raccontato ai fan dei suoi esordi sul palcoscenico, con le produzioni off-Broadway e della sua lunga gavetta prima dell’approdo al cinema. Il debutto sul grande schermo arrivò infatti a 37 anni, nel 1975, con Qualcuno volò sul nido del cuculo, accanto a Jack Nicholson e Danny DeVito. L’attore ha ricordato in particolare le modalità insolite del provino, organizzato come una sorta di seduta di terapia di gruppo nella quale i candidati dovevano improvvisare, confrontandosi con domande impreviste. Un’esperienza che rappresentò uno dei primi passi di una carriera destinata a svilupparsi anche in televisione, con la serie Taxi, sempre insieme a Danny DeVito, prima di arrivare al ruolo che avrebbe legato per sempre il suo nome alla storia del cinema. Lloyd ha anche ricordato come non fosse visto di buon occhio all’epoca per un attore di teatro, fare televisione, cosa che ora è invece all’ordine del giorno.

Parlando di Ritorno al futuro, Lloyd ha ripercorso alcuni momenti della lavorazione del primo film, soffermandosi anche sull’arrivo di Michael J. Fox nel ruolo di Marty McFly, dopo che Eric Stoltz era stato inizialmente scelto per la parte. Il cambiamento avvenne quando le riprese erano già cominciate e si rivelò determinante per la riuscita della trilogia. Tra Lloyd e Fox nacque infatti un’intesa immediata, alimentata dalla comune capacità di giocare con l’immaginazione e con i toni della commedia. Una sintonia che contribuì a rendere credibile e coinvolgente il rapporto tra il giovane Marty e lo stravagante scienziato, diventato uno degli elementi più amati della saga.

L’attore si è soffermato anche sul fascino duraturo della trilogia, individuandone una delle ragioni nella curiosità universale verso il futuro. È proprio il desiderio di scoprire ciò che ci attende, del resto, a spingere Doc Brown a costruire la sua straordinaria macchina del tempo. Un’idea semplice e potente, capace di continuare a parlare a spettatori di generazioni diverse e di mantenere vivo il legame con il personaggio anche a quarant’anni dall’uscita del primo film.

L’incontro ha lasciato spazio anche ad altri ruoli fondamentali nella filmografia dell’attore. Tra questi, il giudice Morton di Chi ha incastrato Roger Rabbit, film che ha saputo combinare in maniera esemplare animazione e riprese dal vivo, e zio Fester nella Famiglia Addams. Lloyd ha rivelato di aver sempre voluto interpretare questo ruolo in quanto già da giovane ammirava i personaggi creati da Charles Addams attraverso le strisce a fumetti pubblicate sui giornali e di aver quindi accolto con particolare entusiasmo l’opportunità di interpretare Fester Addams. Due esempi di come la sua carriera sia riuscita a spaziare tra registri e linguaggi differenti, senza perdere la capacità di imprimere ai suoi personaggi una forte riconoscibilità in grado di renderli memorabili per diverse generazioni. Ha anche ricordato con piacere l’esperienza sul set della seconda stagione di Mercoledì, la serie Netflix di Tim Burton, in cui interpreta “la testa” del Professor Orloff, un docente della Nevermore Academy, segnando il suo ritorno nell’universo narrativo degli Addams.

In chiusura del panel ha confermato l’uscita imminente di un libro autobiografico intitolato In My Own Time, nel quale Lloyd ripercorre la propria vita professionale e personale.

Tom Welling: Clark Kent prima di Superman

Subito dopo Christopher Lloyd è stato Tom Welling a tenere alto l’interesse dei numerosi fan accorsi sotto al palco centrale del Como Fun, con un panel che ha acceso i riflettori sulla carriera dell’attore, riportando l’attenzione soprattutto sul piccolo schermo e su una delle interpretazioni più rappresentative della televisione dei primi anni Duemila. Il suo incontro è stato infatti principalmente un’occasione per tornare a Smallville, la serie che per dieci stagioni ha raccontato la giovinezza di Clark Kent prima che diventasse Superman, scegliendo di concentrarsi non tanto sull’eroe già formato, quanto sul ragazzo alle prese con la propria identità.

Uno degli aspetti che Welling ha ricordato con maggiore convinzione è proprio la capacità della serie di affiancare agli elementi fantastici una storia di formazione riconoscibile. Gli effetti speciali e i poteri straordinari del protagonista erano parte integrante dello spettacolo, ma il cuore del racconto risiedeva nei suoi dubbi, nelle sue insicurezze e nelle difficoltà di trovare il proprio posto nel mondo. È questa dimensione più quotidiana ad aver permesso a Smallville di superare i confini del racconto supereroistico, mantenendo un legame con spettatori che, nel corso degli anni, sono cresciuti insieme ai personaggi.

Tra i rapporti più importanti della serie, Welling ha richiamato quello tra Clark Kent e Lex Luthor, interpretato da Michael Rosenbaum. La loro relazione, segnata da amicizia, vicinanza e progressivi contrasti, costituisce uno degli elementi narrativi più interessanti dello show: due personaggi che inizialmente condividono un legame molto forte, ma che sono destinati a percorrere strade sempre più lontane. Altrettanto significativa è la figura di Jonathan Kent, padre adottivo di Clark e punto di riferimento morale nella sua crescita. I suoi insegnamenti, fondati sulla necessità di ascoltare il proprio cuore e assumersi la responsabilità delle proprie scelte, si contrappongono alle indicazioni provenienti da Krypton e al destino che Jor-El prospetta per il figlio.

La possibilità di tornare oggi sulla serie, anche attraverso il podcast TalkVille (in cui Tom Welling e Michael Rosenbaum riguardano la serie raccontando aneddoti e curiosità), ha permesso all’attore di riconsiderare episodi e situazioni da una prospettiva diversa rispetto a quella vissuta durante le riprese. Welling ha espresso orgoglio per aver partecipato a un progetto capace di attraversare il tempo e di raggiungere nuove generazioni, sottolineando quanto questo risultato sia legato all’affetto dei fan. Un sostegno che ha mantenuto viva la popolarità di Smallville ben oltre la sua conclusione e che dimostra come il rapporto tra una serie e il suo pubblico possa continuare anche quando la storia è ormai terminata.

Nel corso dell’incontro non sono mancati riferimenti agli altri lavori della sua carriera, da Lucifer, in cui ha recitato accanto a Tom Ellis e Lauren German, alla commedia Una scatenata dozzina, in cui ha condiviso la scena con Steve Martin. Proprio quest’ultima esperienza ha offerto lo spunto per un aneddoto divertente sulle differenze tra il lavoro su un set televisivo e quello di un film costruito attorno a una famiglia numerosa e a un gruppo di bambini, con tutto il caos che ne consegue.

Il momento più personale è arrivato con la domanda di un giovane fan, che ha chiesto a Welling quale consiglio darebbe a se stesso da ragazzo. La risposta dell’attore è stata semplice: imparare a rilassarsi e a godersi maggiormente il presente, senza lasciarsi sopraffare dalle preoccupazioni. Un pensiero che si lega, in qualche modo, anche al percorso di Clark Kent, costretto per gran parte della serie a confrontarsi con il peso delle proprie capacità e con l’incertezza di un futuro che non può controllare completamente.

Welling ha parlato anche della conclusione di Smallville, vissuta come un passaggio naturale dopo dieci anni di racconto. Per quanto il pubblico fosse ormai affezionato a quella versione di Clark, arrivare al momento in cui il personaggio avrebbe finalmente abbracciato la propria identità di Superman rappresentava uno sviluppo inevitabile. La serie aveva scelto di rimandare a lungo la piena manifestazione dell’eroe, concentrandosi sulla persona prima che sul simbolo: una decisione che ha contribuito a definirne l’identità e a distinguerla da molti altri adattamenti dedicati all’Uomo d’Acciaio.

Un legame con il pubblico che resiste al tempo

Al di là delle differenze tra le rispettive esperienze, entrambi gli incontri hanno messo in evidenza un elemento comune: la capacità di un personaggio di andare oltre il proprio contesto narrativo e di continuare a parlare a pubblici diversi, anche a distanza di decenni.

È proprio questa continuità a rendere preziose occasioni come quelle offerte dal Como Fun, dove la celebrazione della cultura pop diventa anche un’opportunità per ascoltare direttamente le voci di coloro che hanno contribuito a costruirla.

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