Essendo il terzo capitolo della serie di prequel/spin-off dedicata ai piccoli comprimari gialli di Cattivissimo Me, Minions & Monsters arriva in un momento in cui la formula sembrava ormai completamente spremuta. Dopo i primi due Minions e i quattro film principali della saga con protagonista Gru, il rischio di assistere all’ennesima variazione delle stesse gag era piuttosto concreto. Invece il film prova almeno a cambiare atmosfera, collocando i suoi protagonisti in una Hollywood anni Venti rivisitata come un gigantesco parco giochi cinematografico popolato da mostri e omaggi continui alla storia del cinema.
Più che voler espandere ulteriormente la storia della saga principale, già ampiamente esplorata dai capitoli precedenti, il film sembra volersi semplicemente divertire a giocare con il suo immaginario. L’intreccio narrativo è volutamente semplice e costruito soprattutto come pretesto per concatenare inseguimenti, gag slapstick e situazioni sempre più assurde. La pellicola funziona bene soprattutto quando accetta senza remore questa sua natura caotica e quasi episodica.
Per un pubblico “adulto”, i riferimenti metacinematografici sono probabilmente l’aspetto più interessante e riuscito: ci sono omaggi al cinema delle origini, dai Lumière a Méliès, passando per le comiche del muto, i monster movie classici e più in generale sul modo in cui Hollywood ha costruito il proprio immaginario fantastico nel corso dei primi anni del Novecento. Non si tratta di citazioni particolarmente sofisticate, ma vengono integrate nella storia con naturalezza e senza una netta ostentazione, rendendo il film divertente e accattivante anche per gli appassionati di cinema e più in generale per i genitori che accompagneranno i loro figli in sala.
Allo stesso tempo, però, il film raramente riesce a trovare un equilibrio pienamente convincente tra questa sua anima “cinefila” e la sua natura di prodotto iper colorato e rumoroso per bambini. Molte idee appaiono interessanti sul momento, ma vengono subito eclissate dalla necessità di mantenere alta la soglia di attenzione del pubblico più giovane, attraverso una concatenazione di sketch comici che però appaiono più come segmenti autonomi che come parti di un racconto organico e uniforme. Il ritmo è velocissimo e ogni scena introduce nuovi personaggi coloratissimi e mostri buffi pensati per catturare e tenere continuamente alta l’attenzione dei bambini. Da questo punto di vista il target è stato centrato perfettamente: i più piccoli troveranno infatti esattamente ciò che cercano, cioè creature simpatiche, comicità dalla fruizione immediata e un bombardamento costante di colori e suoni.
A differenza dei capitoli principali di Cattivissimo Me, dove il personaggio di Gru dava un minimo di spessore sentimentale alla storia, qui l’emotività resta sullo sfondo e tutto ruota attorno all’energia e alla forza comica incontrollabile dei Minions. È una scelta coerente con il tipo di operazione che il film vuole compiere, ma limita inevitabilmente il peso della storia, che finisce per lasciare negli spettatori ben poco una volta usciti dalla sala. Peccato per quegli spunti che forse avrebbero meritato maggiore spazio nella narrazione e che avrebbero potuto rendere il film un prodotto in grado di catturare l’attenzione di pubblici diversi, invece di accontentarsi solo della fetta più giovane.


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