Arion è uno di quei film animati giapponesi ingiustamente sottovalutati e passati finora quasi inosservati in Italia. Un’opera ambiziosa e visionaria, che all’epoca della sua uscita nel 1986 non riuscì a conquistare la notorietà di altri titoli contemporanei, ma che oggi appare come un tassello fondamentale per comprendere la straordinaria vitalità creativa degli anime cinematografici degli anni Ottanta. Il suo ritorno nelle sale italiane in una nuova versione restaurata in 4K, realizzata in occasione del quarantesimo anniversario, offre finalmente l’opportunità di riscoprire un film che per troppo tempo è rimasto appannaggio esclusivo di pochi appassionati.

La storia prende spunto dalla mitologia greca, ma la rielabora con una libertà creativa e immaginifica che la rende immediatamente riconoscibile come un’opera giapponese. Arion, giovane figlio di Demetra, viene convinto da Ade che Zeus sia il responsabile delle sofferenze della madre e intraprende così un viaggio che lo trascinerà inesorabilmente al centro di una sanguinosa guerra fra dèi, eroi e creature mitiche. Da questo nucleo narrativo si sviluppa un racconto epico in cui i riferimenti alla tradizione classica si intrecciano con ritmi e suggestioni tipiche dell’animazione nipponica. Più che una semplice trasposizione della mitologia ellenica, Arion è una reinvenzione che utilizza nomi e figure celebri per costruire un universo autonomo, dominato da passioni umane, conflitti familiari, inganni e tragedia.

A guidare questa impresa titanica è Yoshikazu Yasuhiko, autore del manga originale e regista del film, figura centrale nella storia dell’animazione giapponese, noto soprattutto per il suo contributo a Mobile Suit Gundam come character designer e animatore, oltre che regista de Il poema del vento e degli alberi e Venus Wars. Ciò che colpisce maggiormente, ancora oggi, è la ricchezza visiva del film: l’animazione possiede quella fluidità e quella fisicità tipiche delle grandi produzioni artigianali degli anni Ottanta, quando il disegno su celluloide consentiva agli animatori di imprimere peso, energia e dinamismo ai movimenti in maniera quasi tangibile. Ogni battaglia contribuisce ad ampliare la percezione di un mondo popolato da eserciti, mostri e divinità capricciose, non limitandosi mai a un semplice esercizio di spettacolarità. Le scene di guerra si alternano a momenti più contemplativi o introspettivi con una sicurezza registica che permette al film di assumere spesso un carattere quasi onirico.

Inoltre la nuova versione restaurata in 4K restituisce freschezza a un’opera finora conosciuta soltanto attraverso edizioni video datate e permette di apprezzare pienamente i dettagli, la profondità delle immagini e la vivacità cromatica, fatta di contrasti quasi psichedelici.

In questo equilibrio tra epicità e lirismo, la colonna sonora di Joe Hisaishi gioca un ruolo fondamentale. Oggi conosciuto soprattutto per i capolavori realizzati insieme a Hayao Miyazaki e allo Studio Ghibli, Hisaishi dimostra come già in Arion, film che appartiene a una fase precedente della sua carriera, stava affinando quella straordinaria capacità di fondere le sue melodie ad avventure emozionanti. La musica accompagna il viaggio del protagonista senza mai sovrastarlo, contribuendo a creare un’atmosfera epica ma al tempo stesso malinconica, perfettamente in sintonia con il tono del racconto.

Arion è il prodotto di un periodo irripetibile nella storia del cinema d’animazione: in un’industria che non aveva ancora definito confini rigidi tra cinema commerciale, fantasy, fantascienza e animazione d’autore convivevano produzioni monumentali, adattamenti letterari, opere originali e progetti fortemente personali, contraddistinti da una grande libertà creativa. Arion è un film che non ha paura di risultare eccentrico e che mescola registri diversi, affrontando la mitologia occidentale senza alcuna preoccupazione filologica: è proprio questa indipendenza a renderlo così affascinante ancora oggi. Un’opera da riscoprire finalmente sul grande schermo con un colpevole ritardo di quarant’anni.

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