In un periodo caratterizzato da una significativa saturazione di horror “elevati” (o presunti tali), che vivono in larga parte del messaggio che intendono trasmettere più che di un effettivo amore per il genere, rincuora la presenza di pellicole in grado di comunicare un sincero gusto per ciò che viene portato sullo schermo. Passenger di André Øvredal rientra tra queste: un horror che, nonostante una sceneggiatura molto labile (a tratti poco più che un canovaccio), lascia trasparire un genuino divertimento.
Protagonisti sono Maddie e Taylor, una giovane coppia che si è lasciata alle spalle la caotica vita di città per iniziarne una nuova on the road a bordo del proprio van. Dopo essersi fermati per prestare soccorso ad alcuni ragazzi coinvolti in un incidente, una presenza demoniaca comincia a tormentarli, seguendoli ovunque. Ha così inizio per i due un vero e proprio incubo, mentre cercano di liberarsi dell’oscuro “passeggero”.
Si nota quanto André Øvredal sia un regista di mestiere, qualità sempre più rara di questi tempi. Dai primi lavori in Norvegia fino ai film girati in America, il cineasta ha dimostrato una notevole versatilità nell’ambito horror. Dal found footage di Troll Hunter fino alla rielaborazione di un mostro classico come Dracula in Demeter, Øvredal ha sempre mostrato una sincera familiarità con il genere. Lo stesso avviene con Passenger, che si configura a tutti gli effetti come una parabola di stampo cattolico, focalizzata sul percorso della protagonista verso la scoperta della fede.
Nonostante la premessa, tuttavia, il film riesce a non risultare tedioso, a dimostrazione di quanto il reale interesse del regista sia orientato altrove. Ciò avviene attraverso un’attenta costruzione della tensione che, sebbene talvolta si abbandoni a qualche jump scare di troppo, riesce comunque a dare vita a diverse scene di indubbio impatto, a partire da quella che coinvolge un proiettore e il volto di Gregory Peck in Vacanze romane.
Un horror su ruote che riporta alla mente un modo di fare cinema di genere ormai appartenente al passato, quando la pretestuosità e la foga di voler trasmettere a ogni costo messaggi ritenuti importanti non finivano per oscurare il film stesso. A questo punto non resta altro che godersi il viaggio.
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