The Mandalorian and Grogu nasce come prosecuzione diretta della serie Disney+ The Mandalorian, il progetto che più di ogni altro aveva contribuito a rilanciare Star Wars dopo la fine della trilogia sequel nel 2019. Dopo tre stagioni televisive e alcuni spin-off e crossover con gli altri show dell’universo creato da Lucasfilm per Disney+, il film di Jon Favreau prova a trasformare quell’immaginario seriale in un vero e proprio blockbuster cinematografico, riportando sul grande schermo il cacciatore di taglie Din Djarin e il suo inseparabile “figlio adottivo” Grogu. Il problema è che, pur aumentando scala, budget e spettacolarità, The Mandalorian and Grogu non riesce a liberarsi della propria natura televisiva. Si tratta probabilmente del film di Star Wars più difficile da giudicare, perché non è un completo disastro, anzi, per la maggior parte della sua durata è perfino piacevole, peccato che raramente dia l’impressione di essere davvero un prodotto cinematografico.

Jon Favreau confeziona un’avventura scorrevole, piena di creature spaziali stravaganti, inseguimenti, combattimenti e piccoli momenti di tenerezza pensati per sfruttare al meglio l’affetto del pubblico nei confronti dei personaggi di Din Djarin e soprattutto di Grogu. In effetti è proprio quest’ultimo che continua a funzionare meglio. Presenza comica, motore emotivo e persino come strumento puramente visivo: ogni volta che il film si concentra su di lui, ritrova immediatamente un’identità che lo rende, a suo modo, speciale. È forse l’unico elemento dell’universo recente di Star Wars che riesca ancora a sembrare sinceramente “vero” invece che artificioso, rispetto ai canoni della saga, s’intende.

Anche sul piano estetico il film ha diversi meriti: gli effetti pratici sono abbondanti e spesso veramente meritevoli, tra alieni variopinti, droidi usurati, cockpit sporchi, mercati brulicanti di creature. C’è una fisicità analogica che mancava a molti prodotti più recenti. I VFX, pur abbondanti e generalmente ben curati, raramente divorano completamente l’immagine. In generale il film mantiene quel tono e quella estetica da “western fantascientifico” che già aveva contraddistinto la serie Disney+. Ed è proprio questo il punto: tutto questo continua a sembrare materiale appartenente più a una serie televisiva, seppur molto costosa, più che a un film costruito per il cinema.

La sensazione dominante, per quasi tutta la durata, è quella di assistere a due/tre episodi compressi insieme. Le scene iniziano, introducono una mini-missione, presentano un personaggio secondario o un mostro, risolvono il problema e passano immediatamente a quello successivo. Il ritmo non è davvero cinematografico: è seriale. Non c’è un accumulo drammatico, non c’è trasformazione dei personaggi, non c’è la percezione che gli eventi stiano conducendo verso qualcosa di ancora più grande o che sovverta completamente lo status quo dei protagonisti. Si procede per segmenti, come se il film avesse paura di fermarsi abbastanza a lungo da sviluppare davvero un’idea o un conflitto.

Il risultato è che appare ancora più evidente il vero motivo di questa operazione: The Mandalorian and Grogu sembra esistere solo perché il franchise aveva bisogno di tornare al cinema, dopo oltre 6 anni di assenza, non perché questa storia richiedesse un’uscita sul grande schermo. Hanno semplicemente deciso di cavalcare il successo dell’unica serie televisiva in live-action dell’universo di Star Wars che aveva finora prodotto buoni risultati.

Non si tratta di un film “brutto” nel senso tradizionale del termine, si tratta semplicemente di un prodotto elaborato per il medium sbagliato: non prende rischi narrativi, non sorprende quasi mai, non possiede una vera urgenza creativa. Persino i momenti emotivi sembrano trattenuti, come se il film fosse terrorizzato dall’alterare troppo l’equilibrio dei suoi personaggi, consolidato durante le tre stagioni della serie tv. Din Djarin rimane sostanzialmente identico dall’inizio alla fine, e attorno a lui ruotano figure che entrano ed escono dalla storia senza lasciare un segno reale.Un vero peccato, considerando che ci sono comunque scene divertenti, seppur isolate, creature e personaggi interessanti, che avrebbero meritato maggiore spazio o approfondimento e immagini capaci di rievocare il fascino originale di Star Wars. Insomma, tutto è ben fatto, ma niente è davvero necessario. Se fosse stata una quarta stagione televisiva invece che un film, forse sarebbe stato meglio.

Minimo sforzo, massima resa? Al botteghino la sentenza finale!

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