Tradimenti, coppie che devono scoppiare, litigate urlate, litigate sussurrate tra gli affanni, giovani donne bellissime che si invaghiscono di uomini più vecchi: è Muccino che fa Muccino.
Carlo (Stefano Accorsi) è un professore universitario di filosofia con un romanzo di successo alle spalle, in pieno stallo creativo e con una relazione con una sua studentessa molto giovane. Da anni è sposato con Elisa (Miriam Leone), giornalista famosa ma anche lei alle prese con difficoltà artistiche. Lo spettro più importante sulla vita della coppia è stata l’impossibilità di avere figli. Anna (Carolina Crescentini) è una donna nevrotica e opprimente nei confronti della figlia tredicenne, Paolo (Claudio Santamaria) è un marito e padre assente. Con queste premesse le due coppie organizzano (con la figlia tredicenne di Anna e Paolo) un viaggio a Tangeri.
“Pensavamo che un viaggio potesse farci bene” dice il personaggio di Miriam Leone a un misterioso personaggio fuori campo. Tangeri diventa il palcoscenico, seppur molto sullo sfondo, di una disgregazione totale, nella vita di ogni protagonista.
Il film è tratto dal romanzo Siracusa di Delia Ephron (edito in Italia da Fazi Editore nella traduzione di Enrica Budetta), il che fa un po’ ridere: Siracusa sta agli americani come Tangeri sta agli italiani, un luogo altro e esotico, dove tutto può succedere. Delia Ephron ha co-scritto la sceneggiatura insieme a Muccino e ciò mi fa sospettare che l’intreccio, così ben costruito, sia quasi tutto merito suo. Il tocco di Muccino però si sente in molte scelte esagerate e in quelle sicuramente più discutibili.
Buona prova attoriale di Beatrice Savignani, la giovanissima amante di Carlo (Stefano Accorsi).
Un film da recuperare al cinema se si è amanti del regista o in streaming se si ha una passione per il cinema italiano: in Italia produciamo sì e no quattro film così ogni anno, ma il cast sicuramente dà un tocco in più a questo progetto.
Appunto da bibliofila: un dettaglio che mi ha fatto sorridere è l’edizione de Il Rosso e Il Nero di Stendhal, letto e minuziosamente annotato da Carlo, un oggetto di scena che avrà un ruolo importante nell’intreccio. Tutti gli altri libri letti dai protagonisti sono Adelphi o Einaudi, ma Il Rosso e il Nero di Stendhal è nell’edizione della Newton Compton, casa editrice economica e famosa per le traduzioni scarse o obsolete. Non credo proprio che un professore universitario di filosofia sceglierebbe, tra tutte le edizioni disponibili, proprio quella.


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