Ispirato alla storia vera di Freda e Greta Chaplin, diventate famose negli anni Ottanta per aver ricevuto un ordine restrittivo da un uomo con cui entrambe avevano avuto una relazione, il film segna il ritorno di Werner Herzog al film di finzione e unisce per la prima volta sullo schermo le sorelle Kate e Rooney Mara, qui nelle vesti di due sorelle, non gemelle (come dai due personaggi puntualmente sottolineato).
Jean e Joan Holbrooke sono inseparabili e condividono tutto: lo stesso uomo, sogni, aspirazioni e pensieri. Emarginate dalla società (con poche eccezioni) e dai loro stessi genitori, vivono in una dimensione sospesa tra gli incantati paesaggi irlandesi e un luogo immaginario che sognano di abitare dove ogni tipo di amore sia possibile e nel quale non ci siano differenze e discriminazioni tra esseri viventi. Centrale è, in questa prospettiva, la scelta di incentrare il racconto sulla storia di due gemelle, emblema della simbiosi, che però al contrario rigettano in tutti i modi qualsiasi tipo di omologazione: è da qui che nasce il canto lirico di Herzog.
Il regista tedesco costruisce un racconto immaginifico e paradossale radicato nella sua poetica cinematografica: un racconto visionario, romantico e profondamente herzoghiano sull’innocenza, l’ossessione e l’irriducibile desiderio di oltrepassare i confini del possibile.
Una riflessione sul desiderio di accettazione e libertà: in un mondo che ci vuole disuniti e soli, le sorelle Holbrooke trovano la forza all’interno della loro unione contrapponendosi così a una realtà che stermina le creature viventi per fare spazio a se stessa e dove non c’è margine per l’amore puro, ma solamente una varietà umana che spazia dall’arroganza e la stoltezza, fino alla solidarietà e al sostegno compassionevole senza mezze misure.
Come di consueto all’interno del suo linguaggio visivo, uno dei protagonisti fondamentali della pellicola rimane la natura che, perfetta e indifesa, subisce la malvagità umana che vuole dominarla e plasmarla a sua immagine e somiglianza. In tal senso sia la volpe che la grotta diventano metafore di un mondo inedito, sinonimo di una dimensione magica e sospesa dove tutto è possibile, dove le due donne possono sognare e immaginare un futuro libero dalle catalogazioni e dai confini impostogli dagli uomini.
Un inno alla diversità e all’amore senza confini che Herzog traduce con drammatica lucidità e allo stesso tempo sottile ironia attraverso un’estetica iconica che gioca con le prospettive, le angolazioni e i paesaggi che, grazie alla maestria dell’artista tedesco, finisce nel filone di quei film che hanno sicuramente qualcosa da dire e insegnarci.


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