Due sono state le grandi promesse che hanno contraddistinto il ritorno della celebre saga parodistica di Scary Movie. La prima era un ritorno alle origini. Non solo tornano i fratelli Wayans, autori dei primi due capitoli, ma tutto il cast attoriale al gran completo. Nessuno che abbia recitato nei primi due film viene lasciato indietro, in perfetta continuità tematica con i numerosissimi revival dell’ultimo decennio.
Anche la trama strizza pesantemente l’occhio al primo storico film, riportando in auge il serial killer Ghostface, parodia dell’omonimo assassino del franchise di Scream. Non è un caso che questo sesto capitolo elimini la numerazione del titolo, esattamente come fatto col quinto film della saga creata da Wes Craven.
L’altra grande promessa, ancora più pervasiva e ribadita a ogni occasione, era la scorrettezza della comicità. Tutto e tutti sarebbero stati presi in giro, senza remore per i bersagli, né alcuna restrizione delle volgarità. Sicuramente gli autori hanno mantenuto la parola. Peccato che questa sia letteralmente l’unica base su cui poggia il film. Tutto ciò a cui assistiamo è una sequela lunga 90 minuti (non siamo risparmiati nemmeno durante i titoli di coda) di battute e gag tenute insieme da… nulla, in realtà, visto che mancano totalmente collegamenti sia di sceneggiatura (inesistente) che di montaggio (sconclusionato).
La speranza sarebbe che la qualità delle singole battute compensi almeno in parte le pecche della composizione complessiva. Purtroppo su questo versante la tragedia è ancora più eclatante: tutto ciò che questo nuovo capitolo ha da offrire sono continui, esasperati ed esasperanti riferimenti all’etnia dei personaggi (si rasenta il razzismo involontario), alternati saltuariamente a battute misogine (o verso gli omosessuali) fini a sé stesse.
In alcuni momenti si tentano delle critiche sociali, deboli e ben poco credibili: si pretende ad esempio di ridicolizzare l’ossessione che alcuni attivisti hanno per i pronomi LGBTQ+, quando, come detto pocanzi, gli sceneggiatori stessi sono ossessionati (in maniera ben più esagerata e puerile) dal tema delle etnie.
In tutto questo ci si dimentica che l’intento primario dovrebbe essere la decostruzione dei film del momento, in particolare gli horror. Quando si vira su quello, il meglio che si riesce a tirare fuori è il citare una battuta di un altro film, per poi dire (senza parafrasare) “ma questa battuta fa schifo”: uno sforzo creativo decisamente immaturo e privo di ingegno.
Scary Movie 6 (aggiungiamo il numero per comodità) è il manifesto di una commedia sciatta e pigra, convinta che basti nascondersi dietro la (presunta) scorrettezza politica per mascherare la totale assenza di impegno e talento.


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