Knives Out, ma con le pecore!
Il nuovo film di Kyle Balda, regista di film animati come Lorax – Il guardiano della foresta, Minions e Cattivissimo me 3, oltre che animatore che ha lavorato a cult come The Mask, Jumanji, Mars Attacks! e diverse produzioni dei Pixar Animation Studios, è uno di quei prodotti che ti cattura subito senza bisogno di grandi effetti speciali o scene spettacolari: funziona grazie alla sua storia, ai suoi personaggi e a un senso dell’umorismo naturale che fa davvero ridere di gusto.
La trama segue un gruppo di investigatori decisamente bizzarri (sì, sono delle pecore) che, tra indizi e situazioni sempre più assurde, cercano di risolvere un mistero che diventerà fondamentale per la loro sopravvivenza: chi ha ucciso il loro pastore? Non mancano colpi di scena, momenti di suspense e gag ben costruite, ma mai eccessive o forzate, il che rende il film intrattenente e scorrevole dall’inizio alla fine.
Hugh Jackman, nonostante la breve permanenza sullo schermo, riesce a dare vita ad un personaggio molto naturale che permette allo spettatore di affezionarsi immediatamente. Accanto a lui, un cast di comprimari di primo livello composto da Emma Thompson, Nicholas Galitzine e Nicholas Braun. La chimica tra i vari personaggi funziona talmente bene che ogni scambio di battute sembra spontaneo e molte scene rimangono impresse nella mente del pubblico proprio grazie a questo equilibrio, abilmente costruito anche grazie a una sceneggiatura solida e ben scritta. A ognuno di loro viene dato un piccolo spazio per brillare e le loro performance contribuiscono a rendere il film divertente e appassionante allo stesso tempo. I dialoghi naturali e mai troppo forzati, così come le numerose battute sagaci che arrivano sempre al momento giusto, colpiscono il pubblico con quel tipo di comicità che ti fa sorridere davvero di gusto, sfruttando al meglio i comportamenti paradossali delle pecore protagoniste. Non mancano alcune sequenze comiche che giocano sull’assurdo, senza mai diventare ridicole: basti pensare ai tentativi di attraversamento pedonale da parte delle due pecore protagoniste o ai loro continui interventi per aiutare il poliziotto interpretato da Nicholas Braun a risolvere il mistero.
La regia riesce a dosare bene le scene di tensione, legate al giallo da risolvere, con quelle più comiche, bilanciando i momenti con protagonisti attori reali a quelli con protagonista il gregge di pecore. Il risultato è un film dal ritmo avvincente: non ci sono momenti morti, ma nemmeno fretta di giungere a una conclusione. Lo spettatore ha sempre il tempo di apprezzare le singole situazioni e i numerosi personaggi. La fotografia, con colori vividi, inquadrature chiare e pulite e movimenti precisi, è semplice, ma al contempo efficace: ogni scena risulta piacevole da guardare, senza eccessive distrazioni che distolgono la mente dello spettatore dalla storia a cui sta assistendo.
Il film ha anche il merito di riuscire a essere divertente, senza rinunciare a qualche richiamo a temi più profondi. Parla di amicizia, famiglia, morte, senso di curiosità e spirito di collaborazione, senza mai diventare pesante o moraleggiante: tutto viene raccontato in modo semplice e naturale, grazie allo sguardo innocente di un gruppo di pecore che si ritrovano costrette a rivedere la propria vita e prendere l’iniziativa per garantire la loro sopravvivenza e giustizia per il loro amato pastore.
Pecore sotto copertura è dunque un film per tutta la famiglia, divertente e sorprendente, pieno di personaggi ben caratterizzati e sceneggiati. Un prodotto fresco, curato e pieno di momenti ben riusciti, in grado di appassionare non solo coloro che cercano un po’ di svago e divertimento, ma anche chi è alla ricerca di un buon giallo investigativo che non lascerà delusi i fan di Hercule Poirot e Benoit Blanc.


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