Dopo tre decenni di tentativi sporadici e per lo più fallimentari, i “cinegame” sembrano aver trovato una propria quadra nell’industria hollywoodiana, grazie ai successi di progetti come Super Mario Bros. – Il film, Five Nights at Freddy’s e Un film Minecraft. Nel 2021 un primo segnale arrivò già con Mortal Kombat, che riuscì ad ottenere un buon riscontro grazie al fatto di essere stato uno dei primi film rilasciati dopo la seconda ondata della pandemia.
Una vittoria sufficiente a far entrare in produzione un seguito, ma con la consapevolezza di dover apportare alcune correzioni. Infatti il film del 2021 era stato molto criticato dai fan, sia per la presenza di un personaggio originale come protagonista, sia soprattutto per l’assenza del torneo di Mortal Kombat, su cui si basa l’intera saga.
Ecco quindi che le luci della ribalta sono tutte per il primo storico protagonista dei videogiochi, ovvero Johnny Cage, attore di arti marziali sul viale del tramonto che troverà una nuova ragione di vita nel salvare il mondo dalle mire del malvagio Regno Esterno. Per fermarne i loro piani di conquista è necessario battere i rivali proprio nel torneo di Mortal Kombat. Ad aiutare Cage nella missione ci sarà il gruppo di Campioni della Terra, già introdotti nel capitolo precedente.
Oltre all’ovvio fan service, l’introduzione di Cage serve anche a rendere questo Mortal Kombat II una sorta di soft reboot (già al secondo capitolo!), dato che il protagonista assolve alla funzione di nuovo personaggio a cui occorre spiegare il funzionamento del mondo narrativo, così da farlo conoscere e comprendere anche allo spettatore. Purtroppo già qui il film mostra il suo primo problema: da una parte reintroduce il mondo; dall’altra dà molte cose per scontate, essendo un seguito, creando un ibrido narrativo che rimane diviso tra nuova introduzione e proseguimento della storia.
Tolto questo, il film cerca costantemente di attirarsi le simpatie dei fan con varie strizzatine d’occhio (sono continue e ripetitive le citazioni a frasi e pose iconiche dei videogiochi), dimenticando però una qualsiasi costruzione filmica. Tra coreografie pigre (si vedono persino gli attori che rallentano il pugno per non far davvero male al collega), una messinscena patinata (tutti i colori sono ipersaturi, in particolare il rosso del sangue) e personaggi piatti, questo nuovo Mortal Kombat non ha nulla da offrire nemmeno nell’ottica del puro intrattenimento.
Unico punto potenzialmente interessante è la componente metafilmica, data dalla carriera attoriale di Johnny Cage. Peccato che questa si perda in un coacervo di battute inutilmente volgari e che citano senza costrutto varie icone della cultura pop.


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