Park Chan-wook sarà il presidente della giuria della 79ª edizione del Festival di Cannes che si svolgerà dal 12 al 23 maggio 2026.
Il celebre regista, sceneggiatore e produttore sudcoreano succederà all’attrice francese Juliette Binoche, la cui giuria ha assegnato lo scorso anno la Palma d’Oro a Un semplice incidente di Jafar Panahi.
Park Chan-wook ha una lunga storia con Cannes. Ha infatti presentato il suo debutto cinematografico, Oldboy, al Festival del 2004, vincendo il Grand Prix. Da allora è tornato in concorso con la maggior parte dei suoi film, tra cui Thirst, che ha ottenuto il Premio della Giuria nel 2009, Mademoiselle nel 2016 e Decision to Leave, che gli è valso il premio per la miglior regia nel 2022.
Il suo ultimo film, No Other Choice – Non c’è altra scelta, è stato presentato lo scorso anno in anteprima in concorso all’82ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
Di seguito le dichiarazioni estratte dalla nota congiunta della presidente del festival Iris Knobloch e del delegato generale Thierry Frémaux:
L’inventiva di Park Chan-wook, la sua maestria visiva e la sua propensione a catturare i molteplici impulsi di donne e uomini dal destino singolare hanno regalato al cinema contemporaneo momenti davvero memorabili. Siamo lieti di celebrare il suo immenso talento e, più in generale, il cinema di un Paese profondamente impegnato nell’interrogarsi sul nostro tempo.
Park Chan-wook sarà il primo presidente di giuria sudcoreano nella storia del Festival di Cannes. Wong Kar-wai è stato l’unico altro regista asiatico ad aver presieduto la giuria, 20 anni fa.
Di seguito le dichiarazioni del regista:
La sala è buia affinché possiamo vedere la luce del cinema. Ci rinchiudiamo nella sala affinché le nostre anime possano essere liberate attraverso la finestra del film. Essere chiusi in una sala per guardare film, ed essere nuovamente raccolti per confrontarsi con i membri della giuria: questa doppia, volontaria clausura è qualcosa che attendo con grande entusiasmo.
In quest’epoca di odio reciproco e divisione, credo che il semplice atto di riunirsi in una sala per guardare insieme un film, con i nostri respiri e battiti che si allineano, sia di per sé un’espressione commovente e universale di solidarietà.


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