Quando un regista decide di approcciarsi alla realizzazione di un adattamento cinematografico di un grande capolavoro del passato, si sa, prende un bel rischio: l’abbiamo visto recentemente ad esempio con Cime Tempestose di Emerald Fennell. Il tutto si complica se si considera che il testo in questione è il primo libro pubblicato di Jane Austen, icona indiscussa della letteratura mondiale.
Ragione e sentimento è stato certamente uno dei maggiori successi dell’autrice britannica e in questa trasposizione la regista Georgia Oakley ha deciso di investire sulla fedeltà al romanzo, pur trovando degli elementi di modernità da adattare ai giorni nostri che calzano perfettamente con la contemporaneità.
La storia è sempre la stessa: le sorelle Dashwood, Elinor, Marianne e Margaret, dopo la perdita del padre, si ritrovano insieme alla madre sull’orlo della povertà poiché il defunto, applicando la legge dell’epoca, ha lasciato tutti i suoi averi e la casa di famiglia al primogenito maschio. Dopo che il fratellastro e la moglie Fanny comunicano loro lo sfratto, per le donne della famiglia arriva il momento di trasferirsi. Nel mezzo dell’organizzazione della partenza, Elinor conosce Edward Ferrars, fratello di Fanny, con il quale instaura fin da subito un intenso rapporto di ammirazione e affetto. Marianne nel frattempo incontra John Willoughby, un vicino borghese con il quale intraprende una gioiosa e tenera storia d’amore. Nulla però è come sembra e le sorelle Dashwood impareranno a loro spese che le prospettive di vita possono cambiare e sorprenderci improvvisamente.
Come può un romanzo scritto nel 1800 dalla Austen, ricolmo di critiche nei confronti della condizione femminile dell’epoca, riuscire ad avere ancora qualcosa da dire? Allo stesso modo, può il cinema contemporaneo ancora valorizzare un testo con più di due secoli di storia per il quale è già stato realizzato più di trent’anni fa un adattamento cinematografico a cura di un grande maestro come Ang Lee? La risposta è più che affermativa, nonché da applausi.
Oakley è riuscita a costruire una pellicola che ha saputo valorizzare le attitudini e le virtù dei personaggi creati dalla magistrale penna dell’autrice inglese senza snaturarne la più intima essenza. Merito senza dubbio di un casting attento dove le due protagoniste principali della pellicola, Daisy Edgar-Jones nei panni di Elinor e Esmé Creed-Miles in quelli di Marianne, hanno saputo incarnare con delicata forza da un lato la prudenza della prima e dall’altro la sfrontatezza della seconda che, come emerge con naturalezza della sceneggiatura di Diana Reid, non sono che due lati della stessa medaglia. Le storie d’amore fanno da sfondo al racconto di due donne che stanno cercando il loro posto nel mondo in mezzo a imprevisti e situazioni non sempre da loro governabili. Parliamo di un testo scritto nel IX secolo che senza dubbio accusa, come è normale che sia, la dottrina sociale dell’epoca che relegava le donne al ruolo di mogli e madri assoggettate al volere maschile e in cui il matrimonio rappresentava la loro unica speranza per una vita migliore. Vero è anche che Jane Austen ha sempre criticato e aborrito aspramente tale scenario, preferendo lasciarlo come cornice del racconto di donne forti che si fanno strada con la propria intelligenza e autodeterminazione in un mondo che cerca di opprimerle, volendo silenziare la loro voce.
Le protagoniste della pellicola si muovono con naturalezza all’interno di una natura selvaggia che le accoglie e le libera dalle imposizioni e le buone maniere imposte dall’alta società, sfruttando così al massimo le loro possibilità espressive.
Il Ragione e sentimento della Oakley è un ritratto rispettoso e fedele della grande opera della Austen che convince e ci incoraggia a non sottovalutare l’ardore e la potenza del messaggio di un romanzo che, a distanza di secoli, ci sa ancora parlare e soprattutto, insegnare tanto.


Lascia un commento