Dopo aver lasciato il mondo dei kaiju del MonsterVerse, il regista Adam Wingard torna in sala con un film dalla produzione molto più modesta (in linea coi suoi esordi), ovvero Onslaught – Assalto finale. Protagonista è Celeste Cross (Adria Arjona), reduce di guerra che vive in un campo di roulotte del New Mexico. Durante un weekend il suo ex marito le chiede di prendersi cura della figlia mentre lui va ad un importante colloquio di lavoro. Purtroppo proprio in quei giorni lo scienziato neo-nazista Hans Klammer (Dan Stevens) libera inavvertitamente tre soldati da lui geneticamente modificati per diventare tre macchine di morte inarrestabili. Toccherà a Celeste e ai suoi vicini veterani fermare la lunga scia di sangue che il trio minaccia di scatenare.

Il soggetto è perfetto per un classico e divertente b-movie: scienziati nazisti, il mostro di turno (in questo caso tre super-combattenti), poche scenografie contenute (un laboratorio, un market e il campo di roulotte) e un manipolo di superstiti pronti a tentare il tutto per tutto per cavarsela. Purtroppo il risultato è ben lontano dalle promesse di puro intrattenimento. Il ritmo è spaventosamente lento nonostante una durata contenuta (appena una novantina di minuti) e un countdown continuamente riportato su schermo che però fallisce nel dare un senso di urgenza. Ad appesantire il tutto contribuiscono anche aggiunte di sottotrame e colpi di scena inutili nel mosaico generale.

 La (troppo lunga) attesa prima della battaglia finale non è ripagata nemmeno da uno scontro folle come ci si aspetterebbe in un prodotto del genere. Aldilà di alcune apprezzabili strizzatine d’occhio ai classici slasher (da Non aprite quella porta ad Halloween) le coreografie di uccisioni e combattimenti sono tutte già viste e poco memorabili.

Onslaught – Assalto finale è dunque un film che sa esattamente cosa vuole essere, ma non ha la minima idea di come fare per esserlo.

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