Nel momento in cui entra in sala tendenzialmente lo spettatore ha modo di farsi un’idea del film che sta per visionare. Questo avviene in relazione tanto al genere di riferimento quanto alla struttura registica e narrativa alla base della sua realizzazione. Tuttavia, ci sono pellicole che, talvolta, giocano con le aspettative del pubblico, mischiando le carte in tavola e virando verso altre direzioni. È questo il caso di Yellow Letters, ultimo film di İlker Çatak, vincitore dell’Orso d’Oro all’ultimo Festival di Berlino.

Dopo il successo internazionale di La sala professori, il regista turco-tedesco torna a riflettere su quanto un evento esterno possa influire sulla sfera personale. Derya e Aziz, celebre coppia di artisti turchi fortemente critica nei confronti del governo, ricevono delle lettere in buste gialle a causa delle loro posizioni politiche, con le quali vengono sollevati dai rispettivi incarichi (attrice lei, professore universitario lui). Costretti a trasferirsi a Istanbul, i due insieme alla figlia adolescente dovranno passare da uno stile di vita agiato a uno più spartano, trovando un compromesso tra il loro impegno politico e l’esigenza di sopravvivere.

Quello che, per la prima parte, ha tutti gli elementi di un thriller a sfondo politico, ben presto comincia a cambiare forma, prendendo una via differente e rendendo evidenti le intenzioni autentiche dietro la realizzazione del film. Con una progressione che ricorda a tratti quella del cinema di Asghar Farhadi, la pellicola parte da una premessa macro per sfociare gradualmente nel micro. Il focus d’interesse per Çatak non è tanto sulle restrizioni messe in atto da uno Stato oppressivo nei confronti di oppositori e dissidenti, quanto su come un cambiamento drastico possa modificare significativamente il carattere e gli ideali di una persona.

È così che anche una coppia di stimati intellettuali noti per il proprio pensiero progressista, finisce, vittima degli eventi, per gettare la maschera, vedendo i propri ideali venire meno. Un cambio di rotta che, nonostante un iniziale disorientamento, mette lo spettatore di fronte a una prospettiva interessante, portandolo a interrogarsi su quanto effettivamente solide possano essere le nostre convinzioni nel momento in cui perdiamo i nostri punti di riferimento.

Rispondi

speciali e Approfondimenti

IL CONSIGLIO DEL GIORNO

TOY STORY 5 di Andrew Stanton

Toy Story 5 aveva probabilmente il compito più difficile dell’intera saga: giustificare la propria esistenza dopo una serie di finali che, in momenti diversi, erano sembrati già definitivi. Eppure il nuovo capitolo diretto da Andrew Stanton riesce a sorprendere proprio perché non cerca a tutti i costi di superare ciò…

Continua a leggere

Designed with WordPress

Scopri di più da CineFools

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere