Presentato in anteprima nazionale alla 17ª edizione del BIF&ST, Cattiva Strada è l’opera prima di Davide Angiuli.

Donato è un ragazzo che vive nella periferia di Bari e che da solo provvede al suo sostentamento e a quello della nonna malata di Alzheimer attraverso lavoretti da tuttofare. Una sera viene coinvolto, suo malgrado, in una rapina orchestrata dal fuorilegge Agust, un ragazzo di origini albanesi che approfitterà della situazione economicamente e psicologicamente precaria di Donato per coinvolgerlo come suo complice nelle attività criminali che organizza.

La “cattiva strada” suggerita dal titolo è il percorso che il protagonista decide di intraprendere nella convinzione che questa sia l’unica soluzione possibile per garantire a sé e alla propria nonna malata, un futuro. Dovrà però fare i conti con le violente conseguenze delle proprie scelte attraverso un viaggio interiore che risveglierà vecchi fantasmi e darà a Donato la possibilità di fare esperienza di sensazioni ed emozioni mai esplorate fino a quel momento.

Un intenso racconto di formazione dove il tema centrale è rappresentato, oltre che dal senso di protezione che Donato conserva nei confronti della nonna, l’unico familiare che da quanto apprendiamo è ancora accanto a lui, anche dal bisogno di sentirsi parte di qualcosa. Il senso di appartenenza accompagna il destino e le scelte di entrambi i protagonisti, all’interno di un contesto sociale ed economico complesso dove il rischio di isolamento e di perdita di prospettive annebbia tutto il resto. 

La regia di Angiuli è materica e frenetica, predilige l’uso della camera a mano proprio per dare sfogo alla necessità bruciante di sopravvivenza del ragazzo, del restare a galla all’interno di una realtà cruda dove c’è poco spazio per i sentimenti di umanità e amore. Donato si sente smarrito all’interno di una vita che sembra aver già scelto il suo destino: l’incontro con Agust rappresenta per lui l’unica possibilità di cambiamento che abbia mai avuto. Un vero e proprio rito di passaggio raccontato attraverso uno sguardo crudo e sincero e allo stesso tempo gentile e delicato quando la narrazione si concentra sugli episodi legati al rapporto con la nonna oppure alla scoperta del sentimento dell’amore, circostanze che vengono periodicamente soffocate dalla “cattiva strada” che il protagonista decide di percorrere.

Bari è il terzo protagonista del film, non solo un luogo che fa da cornice a un racconto intimo, ma un vero e proprio elemento vivo e drammaturgico che conduce le sorti dei due protagonisti, mentre la loro auto diventa una gabbia insieme soffocante e protettiva, metafora di una giovinezza sospesa tra il desiderio di cambiare, la paura di essere travolti dal mondo e il bisogno universale di non restare soli. 

Cattiva Strada è un pugno in faccia che, attraverso la storia di Donato, ci vuole raccontare un rito di passaggio e i compromessi che si accettano pur di appartenere a qualcosa o a qualcuno, quando le prospettive all’orizzonte sembrano diradarsi.

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