Colleen Hoover… questo nome vi dice niente? Perché zitta zitta, Colleen Hoover sta vendendo i diritti dei suoi libri (popolarissimi su TikTok, di genere drammatico-romantico) a mezza Hollywood. Oggi parliamo di Reminders of Him, diretto da Vanessa Caswill e con protagonisti Maika Monroe (scream queen, famosa per It Follows e più di recente Longlegs) e Tyriq Withers (I Know What You Did Last Summer), ma sono già stati distribuiti It Ends With Us con protagonista Blake Lively (un film che ha incassato una marea di soldi ma che è più noto per gli scandali legati al suo cast) e Regretting You (di successo modesto, con Dave Franco nel cast). A fine anno uscirà invece il film su cui l’industria ha puntato di più, Verity, con protagonisti Anne Hathaway, Dakota Johnson e Josh Hartnett, che si discosta dai precedenti lavori dell’autrice. 

In tanti si chiedono come mai i romanzi di Colleen Hoover siano così popolari. Io posso azzardare una risposta sul perché queste storie piacciono così tanto anche al cinema: la verità è che il mondo ha ancora bisogno di film in stile “Gelatino e piantino”, melodrammi formulaici in cui tutto quello che ti aspetti succeda, succederà.

La protagonista, Kenna, è una giovane donna condannata a sette anni per l’omicidio stradale del suo fidanzato, Scotty. I dettagli del processo non sono approfonditi. Durante la detenzione, Kenna partorisce una bambina, Diem, che viene prontamente data in adozione ai genitori di lui, interpretati da Lauren Graham (che per me, ma so anche per molti di voi, rimarrà per sempre Lorelai Gilmore di Una mamma per amica) e Bradley Whitford (più recentemente visto in Get Out e The Handmaid’s Tale).

Scontata la sua pena, Kenna cerca di rimettersi in sesto, torna nel suo paesino disperso nel West americano, a caccia di un lavoro, un appartamento e una parvenza di stabilità, con l’obiettivo di sembrare una persona affidabile agli occhi dei genitori di Scotty e convincerli a renderla parte della vita di sua figlia.

Se il film si fosse limitato a questo, il centro della storia sarebbe stato il viaggio di Kenna verso il superamento del lutto per la perdita di Scotty, i suoi tentativi di essere una persona migliore e la battaglia per poter essere madre di Diem. Niente di nuovo, ma almeno un film rassicurante (heartwarming, come dicono gli americani), che fa star bene l’anima (mi ha ricordato in certi momenti Qui dove batte il cuore, classico film estivo di Mediaset, con una Natalie Portman incinta e abbandonata dal suo fidanzato in un Walmart dell’Oklahoma).

Purtroppo, è aggiunto un ulteriore livello alla trama: Ledger, il protagonista maschile e interesse amoroso di Kenna, che altri non è che il migliore amico di Scotty dai tempi della scuola e una sorta di figura paterna nella vita di Diem. 

È proprio il coinvolgimento di Ledger nella vita di Diem a lasciare perplessi: appare poco credibile che il migliore amico di suo padre, tra l’altro dopo aver vissuto per anni lontano, sia una presenza così costante nella vita della bambina, salvo poi legarsi a Kenna senza riflettere sulle conseguenze. È una dinamica forzata e priva di coerenza.

Con il personaggio di Ledger il focus del film si sposta: non è più la storia di Kenna, ma la storia di Kenna e Ledger. Il rapporto con la figlia diventa secondario, anzi, è l’esistenza stessa della figlia il conflitto da superare per poter stare insieme. Non avrò più il piantino per il rapporto con la figlia, ma per l’impossibilità di Kenna e Ledger di far funzionare le cose senza combinare un casino.

Con questa scelta, la storia perde decisamente di potenza. Un vero peccato, perché le carte in regola per creare qualcosa di migliore c’erano tutte, soprattutto con Vanessa Caswill alla regia che fa un discreto lavoro e la cittadina sullo sfondo, rappresentata in modo molto vivido e con anche un tenero tentativo di generare l’atmosfera da “piccola città” dove tutti si conoscono e si vogliono bene. Infine, Lauren Graham eleva il film con la sua sola presenza.

Appunti sparsi:

  • La colonna sonora è quasi interamente composta da canzoni famosissime. Bellissime, io amo The Night We Met esattamente come chiunque altro, ma ci serve moderazione.
  • Il tormentone “Is that a freaking pigeon?”, penso tradotto in italiano con “Quello è un cacchio di piccione?” forse funzionava nel libro ma non nel film. Classico esempio di trasposizione non riuscita.
  • Per la rubrica Che libri leggono nei film?, la nonna legge Archer’s Voice, un altro libro famosissimo su TikTok.
  • Il film non fa una morale sull’utilizzo di alcol/droghe alla guida. Però è abbastanza inaccettabile che ogni volta che Ledger è al volante abbia il telefono in mano, messaggiando o telefonando.

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