Gli studi cinematografici di Cinecittà a Roma inaugureranno quattro nuovi set entro la fine di maggio, portando il totale a ben 25 set, stando a quanto riferito da Antonio Saccone, nominato presidente di Cinecittà lo scorso anno.

Lo scorso dicembre, Cinecittà ha ufficialmente inaugurato il Teatro 22 (T22), il suo più grande set cinematografico e uno dei più grandi d’Europa, di dimensioni persino superiori al famoso Teatro 5 di Cinecittà, il vasto studio dove Fellini girò La Dolce Vita. Attualmente lo studio ospita la produzione di The Resurrection of the Christ di Mel Gibson.

I quattro ulteriori studi dovrebbero dunque aprire a maggio, in anticipo rispetto al programma che aveva previsto come scadenza il mese di luglio. L’espansione porterà la superficie totale dei set a 21.000 metri quadrati, con un backlot di 10 ettari, rendendo Cinecittà una delle più grandi strutture produttive d’Europa.

I nuovi studi sono stati finanziati con l’aiuto di 232 milioni di euro provenienti dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), un piano che utilizza fondi UE per investire nelle infrastrutture e stimolare l’economia post-Covid. I fondi sono stati anche investiti nella formazione, con particolare attenzione a settori come scenografia, costume design e competenze digitali.

Secondo quanto dichiarato dal presidente Antonio Saccone, gli studi sono già stati prenotati per i primi sei mesi dell’anno, inclusa la produzione di una serie non ancora rivelata che occuperà ben otto studi. Tra le recenti opere girate a Cinecittà figurano il thriller post-apocalittico di Ridley Scott, The Dog Stars, e la post-produzione audio della seconda stagione di Mercoledì di Tim Burton.

Secondo Saccone, la maggior parte delle prenotazioni di Cinecittà proviene da produzioni internazionali, attirate dalle certezze produttive legate al credito d’imposta del 40% insieme a una forza lavoro italiana altamente qualificata e alle splendide location che il nostro Paese può offrire. The Resurrection of the Christ, ad esempio, sta impiegando circa 500 persone, per la maggior parte italiane.

Le produzioni internazionali hanno ricominciato a tornare in Italia a partire dallo scorso anno, quando il governo ha definito in maniera più chiara e rigida le regole per accedere al credito d’imposta del 40%, dopo accuse di uso improprio da parte dei produttori italiani.

Si tratta di un’importante inversione di tendenza per Cinecittà, che ha attraversato quattro anni difficili a causa delle interruzioni causate prima dalla pandemia di Covid-19 e poi dagli scioperi di attori e sceneggiatori negli Stati Uniti.

Cinecittà gestisce anche l’Archivio Luce ed è responsabile della promozione del cinema italiano all’estero tramite la divisione Film Italia. Complessivamente, Cinecittà conta circa 350 dipendenti. La divisione degli studi cinematografici è guidata dall’amministratore delegato Manuela Cacciamani.

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