Gli anni post-pandemici non sono stati un buon periodo per la Pixar: a partire dal 2020, infatti, lo Studio che con Toy Story ha ridefinito i canoni dell’animazione mondiale si è trovato ad assistere a una graduale disaffezione da parte del pubblico, facendo molta fatica ad ottenere grandi successi per film nati da idee originali e dovendo ripiegare sulla produzione di sequel di brand già consolidati.
Ciò è dovuto in buona parte a scelte dirigenziali discutibili, con il caricamento di ben tre dei loro film direttamente sulla piattaforma Disney+, mossa che ha portato a una significativa perdita di valore per l’esperienza in sala.
In un periodo quindi dove Elio riesce a malapena a raggiungere i 150 milioni mentre Inside Out 2 arriva all’ impressionante cifra di un 1 miliardo e 600 milioni (diventando per pochi mesi il film col maggior risultato al boxoffice della storia del cinema) è significativa ora l’uscita di una pellicola come Jumpers – Un salto tra gli animali.
La trama si orienta tutta su Mabel, giovane donna, attiva politicamente per salvaguardare la fauna locale dai piani urbanistici del rampante sindaco Jerry. Quando gli animali sembrano aver abbandonato lo stagno, attraverso una tecnologia sviluppata da una sua eccentrica insegnante, la ragazza trasferisce la sua coscienza all’interno di un robot-castoro per interagire con gli altri animali e convincerli a riprendersi lo spazio che è stato loro sottratto. Tuttavia, ben presto la situazione sembra sfuggire di mano.
Nel tentativo di ridare nuova linfa a una produzione affaticata sul piano creativo, in questa occasione la Pixar decide di puntare su un volto nuovo: Daniel Chong, il quale si era già trovato a trattare il confronto tra umano a natura con la serie Cartoon Network We Bare Bears – Siamo solo orsi. Il regista realizza un film sul confronto politico e sulla importanza centrale del dibattito: in anni in cui l’aggressione prevale sulla parola, Jumpers pone al centro un discorso lucido e prezioso, mettendo in evidenza che ogni battaglia, per quanto giusta, non deve prescindere dallo scambio retorico.
Tutto ciò in un film che per quanto sul piano estetico e di design appare in parte trattenuto rispetto alle sue reali potenzialità, mette in luce l’importanza della trasmissione di questi messaggi fin dalla tenera età.


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