Christian Petzold, dopo il successo di Il cielo brucia (Orso d’Argento alla Berlinale 2023) torna sul grande schermo con Miroirs No. 3 – Il mistero di Laura.
Laura (Paula Beer) viene accolta presso l’abitazione di campagna di Betty, una misteriosa donna a seguito di un tragico incidente automobilistico dove perde la vita il suo fidanzato. Man mano che passano le giornate la giovane rimane sempre più incuriosita dal misterioso scorrere del tempo in quella villetta in compagnia della gentile ma discreta signora che l’ha ospitata, nel frattempo emergono silenziosamente fatti ed episodi del passato della donna che portano la ragazza ad interrogarsi sulla sua permanenza in quella casa.
L’intento del film è abbastanza chiaro anche se, purtroppo, poco approfondito: esplorare la tematica del trauma, la perdita e la possibilità di una rinascita.
Il racconto sembra sospeso tra realtà e finzione e cerca di dare una lettura poetica ma sfortunatamente poco realistica del tema del lutto attraverso le storie di Laura e della signora che la accoglie in casa. Entrambe hanno subito la morte di una persona cara e stanno tentando, ognuna a suo modo, di ricucire le ferite per andare avanti.
Guardando la pellicola la sensazione è quella di assistere ad un racconto sospeso, fluttuante, dove le situazioni si susseguono senza una precisa logica, fatto non conciliante con il contenuto del racconto stesso: Laura ha appena perso il suo compagno attraverso una fine violenta ma sembra totalmente indifferente, in un modo del tutto irrealistico che, da un lato, potrebbe veicolare un particolare sentimento di rifiuto nei confronti del fatto, ma dall’altro lascia colui che guarda dietro allo schermo alquanto attonito o quantomeno perplesso. Il suo turbamento non riesce ad emergere come dovrebbe o potrebbe, complice una scrittura poco incisiva quando serve, in quei momenti dove lo spettatore avrebbe l’esigenza di empatizzare maggiormente con i personaggi per vivere attraverso di loro il dolore che del quale si fanno portatori.
Stesso discorso vale in parte per il personaggio di Betty, il quale però, grazie alla sottile interpretazione di Barbara Auer riesce a catturare l’attenzione fornendo quel senso di mistero che manca al film nella sua interezza.
Miroirs No. 3 – Il mistero di Laura è un film che vuole parlare di sopravvivenza emotiva e del bisogno umano di inventare una nuova storia per poter continuare a vivere e ad accogliere nuovi giorni, che non riesce però mai ad entrare nel vivo, nel nocciolo della questione.
Petzold costruisce così un racconto che lascia molte responsabilità allo spettatore senza fornirgli i giusti strumenti per comprenderle veramente. Rimane un tentativo, non pienamente riuscito, di raccontare una storia fragile quanto tragica attraverso diversi sguardi, che non riescono mai però a entrare nell’anima del pubblico.
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