Non è mai scontata l’operazione della trasposizione cinematografica, soprattutto se sotto la lente d’ingrandimento troviamo uno dei capolavori assoluti della letteratura contemporanea.
La regista di Una donna promettente e Saltburn torna in sala con l’adattamento cinematografico del romanzo immortale di Emily Bronte pubblicato nel 1847 Cime Tempestose, una storia d’amore travolgente che vede Margot Robbie e Jacob Elordi nei panni dei due protagonisti, due anime unite fin dalla tenera età quando il piccolo Heathcliff viene accolto dalla decadente famiglia di Cathy, una bambina dal temperamento vivace e malandrino che lo prende sotto la sua ala stabilendo con lui un legame unico che và oltre il concetto stesso di fratellanza, per poi trasformarsi negli anni, in un amore impossibile destinato alla dannazione eterna.
Emerald Fennel azzarda (ma neanche così tanto) una lettura carnale e passionale del celebre capolavoro della Bronte e lo fà evocando uno scenario del tutto credibile e incredibile: campi lunghissimi sulla vastissima campagna scozzese aprono mente e cuore a un racconto ricco di contrazioni, contraddizioni e opposti che vede la sua forza principale proprio in questa dinamica violenta quanto estremamente unica. Ciò che emerge con forza, oltre al racconto della storia d’amore tormentata, è la condizione umana che si nasconde dietro all’abisso di una relazione impossibile, elemento sul quale la regista insiste, in particolar modo attraverso la figura emblematica di Cathy divisa tra la sicurezza di un legame vuoto ma solido (quello col marito) e l’instabilità del rapporto passionale che intrattiene con Heathcliff. Non certamente un film sulla condizione femminile ma non mancano i riferimenti più o meno velati al tema che vengono valorizzati non solo attraverso la sceneggiatura ma soprattutto in maniera indiretta grazie al magistrale lavoro svolto sui costumi che inglobano la classicità esibendo una sfacciata attitudine contemporanea attraverso l’uso di materiali e tessuti inconsueti per l’epoca, nonchè sulle scenografie, interni ed esterni sono curati nel minimo dettaglio e tolgono il fiato ad ogni inquadratura. Accennato e poco esplorato è sicuramente il tema del divario di classe impersonato dal personaggio di Heathcliff, che viene sacrificato a favore di una narrazione maggiormente incentrata su atmosfere emotivamente profonde e dirompenti che farebbero tremare le ginocchia anche alla persona meno romantica del mondo.
La storia è sempre quella ma la regista britannica la carica di colori e sfumature maggiormente contemporanee per renderla ancora più universale spesso sacrificando il parlato a favore di quadri cinematografici maestosi e geometrici che esaltano le emozioni della singola scena, rendendo gli elementi scenografici e naturali essi stessi dei personaggi imprescindibili per la creazione della giusta atmosfera. è così che scopriamo le cime tempestose che circondano la casa della famiglia Earnshaw isolandola dal resto del mondo non sono altro che potentissime metafore per sottolineare le turbolenze interiori che abitano mente e il cuore dei due protagonisti, eternamente imperfette e mai coincidenti.
Un film che omaggia e allo stesso tempo guarda con sospetto ad alcuni dei film che hanno fatto la storia del cinema: pellicole che hanno raccontato l’amore romantico in maniera fiabesca e poco reale, come La principessa Sissi e Via col Vento.
Margot Robbie e Jacob Elordi funzionano insieme (e chi dice il contrario mente sapendo di mentire!), è innegabile e lapalissiana la loro intesa sul set, è anche vero che è impossibile non notare come la pellicola sia stata costruita attorno ad una fanbase affezionata della coppia, complice anche tutta la promozione precedente all’uscita del film che non ha fatto altro che aumentare l’hype dei romantici più incalliti.
Emerald Fennel imbastisce una piccola bomboniera nella quale il racconto di Emily Bronte viene riletto e in parte stravolto a favore di una narrazione che punta molto di più sul romance, rinunciando a quella componente dirompente e dissacrante che aveva caratterizzato l’uscita del volume che, all’epoca, creò scompiglio tra il pubblico dei lettori. Ci troviamo di fronte ad un’interpretazione pop e provocatoria della fonte originale che punta anche alla decostruzione del mito dell’eroina e dell’eroe romantico a favore di una visione maggiormente cruda e provocatoria dell’essere umano che sfida lo spettatore a ogni frame.


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