Il famoso e cinico detective Christian Agata viene invitato a passare un weekend in una lussuosa villa in montagna per fare da testimonial per il lancio della nuova edizione di Crime Castle, prodotto di punta della Gulmar & Gulmar, azienda leader nel campo dei giochi da tavolo. Accettando con riluttanza, l’investigatore entra in contatto con i numerosi personaggi legati, in un modo o nell’altro, alla famiglia Gulmar, in particolare al patriarca Carlo. Dopo una lite sul futuro dell’azienda, culminata nella minaccia di bloccare il lancio del gioco, il corpo del magnate viene ritrovato senza vita la mattina seguente, ucciso da un colpo di pistola. Bloccati da una valanga e impossibilitati a contattare la polizia, toccherà a Christian Agata (prima il nome e poi il cognome) risolvere il caso.

È chiaro come l’ispirazione di partenza del film di Eros Puglielli sia la rilettura contemporanea del genere whodunit operata da Rian Johnson con la saga di Knives Out. D’altronde, Puglielli è un regista che si è distinto per una carriera poliedrica partita dall’underground, passata attraverso generi come il fantasy e il thriller, fino ad approdare al cinepattone con Cortina Express.

Un nome che, quindi, si presterebbe a una crasi tra commedia nazionalpopolare e giallo. Il film non riesce purtroppo a trovare una giusta armonia tra queste due anime, finendo per porre l’accento, in larga parte, su una comicità che, con gli occhi del 2026, appare ormai desueta.
Se i siparietti tra i poliziotti interpretati da Lillo Petrolo e Paolo Calabresi riescono occasionalmente a strappare un sorriso grazie soprattutto alla grande intesa e alla mimica facciale dei due attori, De Sica ripropone sotto altre vesti la sua solita maschera senza riuscire a fornire una chiave differente ai personaggi che è solito portare sullo schermo.
Ogni personaggio, inoltre, sembra muoversi individualmente, anche sul piano comico, incurante degli altri, andando così a creare una discrepanza tra i diversi approcci. È in questo contesto che la succitata comicità fisica di Lillo si incastra con difficoltà nei toni più demenziali tipici di Maccio Capatonda. Non si ha più l’impressione di trovarsi di fronte a un corpo unico, ma dinnanzi a un gruppo composto da singole unità isolate, che tradiscono la natura corale che da sempre costituisce l’ossatura di un whodunit.

Nel film emerge una natura fortemente dicotomica, che porta lo spettatore a intuire le presunte intenzioni alla base della sua realizzazione. Queste, tuttavia, sembrano venire soffocate e inglobate da esigenze produttive differenti.

È un peccato, poiché le parti migliori del film si riscontrano soprattutto nel suo lato mystery, a dimostrazione di come maggiore coraggio e una più marcata propensione al rischio avrebbero potuto portare alla realizzazione di una pellicola ben più interessante. Il timore, tuttavia, di uscire dalla zona di comfort per rifugiarsi in registri più “sicuri” e placidi finisce per rendere Agata Christian un’occasione in parte sprecata

Rispondi

IL CONSIGLIO DEL GIORNO

SPIDER-MAN: BRAND NEW DAY di Destin Daniel Cretton

Dopo la conclusione di No Way Home, il destino di Peter Parker sembrava aver raggiunto ormai un punto di non ritorno, proprio come promesso dal titolo. Privato dei suoi affetti più cari, della propria identità e di ogni punto di riferimento appartenente alla trilogia precedente, il personaggio si ritrova costretto…

Continua a leggere

Designed with WordPress

Scopri di più da CineFools

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere