“Ha ancora senso parlare di B-movie al giorno d’oggi?” è una domanda che ci si pone spesso tra gli appassionati e che riemerge ulteriormente con l’imminente uscita nelle sale italiane di Ben – Rabbia animale. A una prima occhiata, il film di Johannes Roberts (regista della saga di 47 metri) sembrerebbe rispondere in maniera affermativa.
La storia ruota attorno a Ben, dolce scimpanzè adottato da una famiglia di ricercatori che si trasforma in uno spietato assassino dopo aver contratto la rabbia da un morso di mangusta. A farne le spese saranno le sue giovani padrone e i loro amici.
Di base siamo di fronte a un film perfettamente consapevole di ciò che è e di ciò che vuole offrire. Nella contenuta durata (poco più di un’ora e venti minuti) ci vengono prima brevemente introdotti il contesto, l’ambientazione e i personaggi senza inutili fronzoli narrativi (tranne per uno sbrigativo accenno a un triangolo amoroso poco rilevante) per poi passare velocemente al momento in cui comincia a scatenarsi la carneficina.
Un film quindi semplice nella narrazione, che altro non è che un pretesto per dare vita alla classica sequela di inseguimenti e uccisioni, fino al confronto finale tra l’animale killer di turno e gli ultimi superstiti. Apprezzabile anche il lato tecnico, soprattutto per l’uso di effetti pratici, molto più efficaci dell’uso di CGI di scarsissima qualità tipica di molte produzioni recenti a basso budget.
Insomma, Ben – Rabbia animale sembra, come detto, confermare che il B-movie è un tipo di cinema ancora fattibile. Eppure qualcosa manca: la sensazione di povertà di mezzi che rende quei film così affascinanti. Con le nuove tecnologie anche film di produzioni “basse” risultano avere una qualità dell’immagine che riesce a non sfigurare al confronto con produzioni a budget più alto. Si è ormai persa quell’atmosfera di film fatto in casa e improvvisato che ha reso dei cult tante produzioni di questo tipo.
Dovendo giudicare il film come opera singola, questa pulizia nella messinscena non inficia sicuramente la qualità (non altissima, ma che garantisce un film godibile per gli appassionati). Rimane però una sensazione di dispiacere per la perdita di un tipo di cinema che ha saputo catturare tanti spettatori delle precedenti generazioni.


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