La Grazia è l’undicesimo film di Sorrentino e, se si conosce il regista, c’è una sola domanda da porsi prima di vederlo: quanto è sorrentiniano questo film?

Molto, sulla carta, perché seguiamo il presidente della repubblica Italiana Mariano DeSantis, interpretato da Toni Servillo (vincitore della Coppa Volpi a Venezia), alla fine della sua carriera, che deve approvare due richieste di grazia e una legge sull’eutanasia, mentre riaffiora il ricordo di un vecchio tradimento della moglie. Al suo fianco, la figlia Dorotea (interpretata da Anna Ferzetti), che non lo ritiene abbastanza coraggioso da prendere le decisioni politiche giuste. Insieme a questo, musica elettronica, confessioni con il papa, rallenty.

Malgrado le premesse, il film non è una reiterazione di quanto già fatto da Sorrentino, ma un prodotto più maturo e contenuto che, rispetto per esempio al penultimo film Parthenope, non sfocia mai nel kitsch. La dimensione intima di Mariano è fragile, in netto contrasto con l’immagine granitica della sua figura politica, e questo contrasto viene affrontato con molta delicatezza e umanità. Inoltre, il film è sinceramente divertente in alcuni punti, soprattutto grazie alle battute di Milvia Marigliano nei panni di Coco Valori.

Toni Servillo domina la scena come sempre, ma anche Anna Ferzetti nei panni di sua figlia non sfigura al suo confronto.

È il film di Sorrentino che consiglierei a chi Sorrentino non l’ha mai visto o chi l’ha sempre trovato troppo sopra le righe: qui ha il freno a mano un po’ tirato e ciò gli può solo fare bene.

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