Negli ultimi anni appare sempre più chiaro quanto all’interno della narrazione audiovisiva sud-coreana l’attenzione sia focalizzata sul reciproco rapporto parassitario che nasce tra classi sociali differenti. Da Parasite a No Other Choice passando per Squid Game, il Paese asiatico si affida alla materia cinematografica per porre lo spettatore davanti a una realtà che a partire almeno dal nuovo millennio si caratterizza per un crescente classismo, una netta divisione in caste dove i ceti agiati sono sempre più agiati e i ceti poveri sono sempre più poveri. Tra i diversi autori che hanno seguito questa svolta tematica, si aggiunge anche Lee Chang-dong, che a otto anni da Burning torna dietro la macchina da presa con Possible Love.

Ho-seok è un piccolo borghese in preda a una forte depressione in seguito al licenziamento dall’azienda nel quale lavorava. La moglie Mi-ok fa il possibile per sostenere il marito, tenendolo anche lontano dal circolo dell’alcolismo dentro il quale è piombato. La donna fa la conoscenza di Ye-ji, documentarista interessata alla realizzazione di un film dedicato proprio ai lavoratori rimasti privi di un impiego. È così che comincia una frequentazione a tratti morbosa tra i due coniugi, la filmmaker e suo marito, il ricco Sang-woo, mettendo in luce le grosse differenze tra i tenori di vita ai quali le rispettive famiglie sono abituate.

In concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, Possible Love si pone per certi versi come il negativo di Parasite di Bong Joon Ho. Se nel film premio Oscar era un gruppo di disperati che si innestava, letteralmente, all’interno dell’abitazione e della vita di una famiglia altolocata, qui avviene un processo inverso. L’interesse che la ricca Ye-ji manifesta nei confronti di Ho-seok e Mi-ok e delle loro disgrazie, catturandole con l’obiettivo della propria camera, si rivela in tutta la sua profonda ipocrisia.

Anche se a tratti la lunghezza di oltre due ore e mezza viene percepita, Lee Chang-dong attraverso una regia asciutta evidenzia le storture della propria società (e forse non solo di quella). Quello descritto in Possible Love è un mondo nel quale il ricco fagocita il povero e dietro presunte operazioni di natura filantropa si celano fini del tutto opportunistici.

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