Il giovane Bear scopre casualmente l’esistenza di un bastoncino magico che, se rotto in due, ti permette di esaudire un qualsiasi desiderio. Il suo è che Nikki, la ragazza che ama, ricambi i suoi sentimenti. Peccato che ciò trasformi la poverina in una pazza ossessiva, pronta a fare le cose più malate per rimanere per sempre insieme al suo (presunto) innamorato.
Da questo assunto parte Obsession, nuovo horror targato Blumhouse (ultimamente già in sala con il nuovo film de La Mummia). Basandosi sul classico archetipo della mano di scimmia (ovvero un oggetto che esaudisce i desideri in maniera deviata), il film vuole parlare dei vari disagi che i giovani contemporanei affrontano nelle relazioni, dalla timidezza nel dichiararsi alla tossicità nei rapporti di co-dipendenza.
Il regista Curry Barker riesce a costruire delle sequenze di spavento efficaci, soprattutto grazie a jump scare che arrivano al momento giusto e riescono a far sussultare lo spettatore.
Se prendendo in considerazione singole sequenze il film funziona, è nell’impalcatura complessiva che il tutto scricchiola maggiormente. A mancare è infatti una progressiva discesa nella follia: dal momento in cui il desiderio viene espresso, Nikki manifesta subito comportamenti chiaramente squilibrati, rendendo di fatto poco credibile che la situazione si prolunghi anche solo per qualche giorno. Non aiuta in questo la performance dell’attrice Inde Navarrette, perennemente bloccata in un overacting che la porta a continue esplosioni di urla, spesso involontariamente comiche.
Quest’accelerazione non calibrata del lato disturbante mina la completa riuscita del film, sia dal punto di vista del genere (come detto, in alcuni momenti si ride involontariamente), sia dal punto di vista di critica sociale, dato che la fretta di arrivare all’horror non permette di sfruttare al meglio gli spunti tematici della storia.


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