Ogni anno, quando comincia la stagione degli Oscar, c’è un titolo che non conosco: non che non sono riuscita a vedere al cinema o a recuperare sulle piattaforme, ma che non ho mai neanche sentito nominare. Per me, ma penso anche per molti di voi, quest’anno quel titolo è Train Dreams.

Regia di Clint Bentley con Joel Edgerton e Felicity Jones come protagonisti, ambientato a inizio 1900 nel West Americano, Train Dreams narra la vita di Robert Grainier, un uomo qualunque, senza famiglia alle spalle e senza un grande sogno americano davanti. L’unico punto fermo della sua esistenza è Gladys, la moglie con cui costruisce una casetta in mezzo al bosco e con cui ha una figlia, Kate. Quando non è con loro, Robert è intento a spostarsi in cerca di lavoro, fra la costruzione della grande rete ferroviaria americana e il lavoro di boscaiolo.

Il film non ha avuto una distribuzione cinematografica qui in Italia (da qui il suo status di sconosciuto agli Oscar) ed è un vero peccato: è un film che su un grande schermo avrebbe reso molto di più, perché le immagini della natura americana, sterminata e incontaminata, sono incredibili e suggestive già su un Ipad, in un cinema sarebbero state quasi catartiche. Non a caso poi, la fotografia di Adolpho Veloso è candidata agli Oscar.

La regia è lenta e essenziale, con molti silenzi, e ricorda i lavori di Terrence Malick, citato anche dal regista come sua fonte di ispirazione per il progetto.

Anche gli attori sono molto bravi, Joel Edgerton restituisce una performance misurata ma intensa, mentre Felicity Jones è ormai destinata a interpretare solo ruoli di moglie salvifica, comprensiva e amatissima.

Malgrado possa non rendere sul televisore di casa, Train Dreams è un film sublime e malinconico da recuperare, a prescindere dagli Oscar. Tuttavia, per chi non amasse Terence Malick o il cinema lento, non è sicuramente il film adatto.

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