Il trailer del film recita “Il ring gli ha dato fama mondiale”, ma Mark Kerr, vero lottatore di arti marziali miste (MMA) della fine degli anni novanta protagonista del film, non è certamente un nome conosciuto.
Prima dei contratti milionari e dei brand di energy drink a fare da sponsor l’MMA era uno sport di nicchia e i suoi atleti conducevano una vita pressoché normale. Su questa normalità si concentra il film di Benny Safdie: Mark non è un eroe moderno, ma un uomo che si allena, segue la dieta, va sul ring come se andasse al lavoro, ama la sua fidanzata e cerca di essere la versione migliore di sé.
Si tratta di un film molto più contenuto di quanto si possa pensare e a tratti può sembrare persino banale (come spesso lo è la vita vera, si tratta pur sempre di un biopic), ma ha una carica emotiva in grado di colpire anche qualsiasi maschio alfa che vorrà vederlo per The Rock. A proposito di The Rock, Dwayne Johnson ci crede tantissimo e ha messo tutto sé stesso in questo ruolo: convince, ma sicuramente non fa gridare all’Oscar.
Emily Blunt ha invece più chance, perché il ruolo della moglie problematica piace sempre tantissimo all’Accademy e lei è capace di infondere dolcezza a un personaggio che, a conti fatti, neanche la meriterebbe. Credibile anche Ryan Bader nel ruolo di Mark Coleman, amico e allenatore del protagonista, malgrado Bader non sia un attore ma un vero lottatore di MMA.
Vincitore del Leone d’Argento alla Regia a Venezia, il film non si fa notare per virtuosismi registici, le scene di lotta non risultano eccessivamente caotiche o coreografate ed è interessante l’utilizzo di finte immagini di repertorio.
Non un film perfetto, ma sicuramente ben costruito e capace di muovere ogni spettatore.


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