Le premesse per un buon thriller c’erano tutte. Una ragazza misteriosa, forse una prostituta, viene ritrovata in un fosso nella periferia di Perugia. Viva per miracolo, la giovane appena quindicenne di nome Rosa non sembra essere cosciente delle violenze subite, rifiutandosi di raccontare cosa le sia successo. Credendo che la ragazza possa essere la chiave per risolvere un’indagine che riguarda i traffici della mafia dell’Est, la sostituta procuratrice Cristina Camponeschi spinge affinché parli, facendo pressioni sullo psicologo Stefano Mangiaboschi, incaricato di interfacciarsi con l’adolescente.
Tutti questi sono spunti che presi singolarmente hanno il potenziale per costituire un reale motivo d’interesse, giocando con gli archetipi del noir classico. La figura stessa di Rosa, lolita dall’apparente purezza e dal carattere infantile, si pone in qualche modo come una variante alternativa della femme fatale. Così come il personaggio del tormentato psicologo Stefano, interpretato da Michele Riondino, incarna in sé le componenti tipiche dell’anti-eroe noir. Il tema della cura da parte di un adulto nei confronti di una ragazza problematica nell’età della crescita non è qualcosa di nuovo nella filmografia di Francesca Archibugi; basti pensare al suo film forse più noto, Il grande cocomero. Gli ingredienti per la realizzazione di un buon film, quindi, non mancavano.
Tuttavia, l’impressione è che questi elementi non trovino il giusto incastro, rimanendo pezzi separati di un mosaico confuso e scritto in maniera non ineccepibile. L’intreccio è costruito su un’alternanza tra presente e passato che difficilmente trova armonia nel racconto: è come se mancassero elementi di raccordo in grado di tenere salde le impalcature della storia che la Archibugi vuole costruire.
Il risultato è un insieme di bozze che avrebbero meritato maggiore sviluppo. È così che l’occasione di dare vita a un buon thriller si perde, come spesso accade nelle produzioni italiane, all’interno di un’opera incerta e incapace di definire con chiarezza la propria identità.


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