Presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2025, La donna più ricca del mondo è il nuovo film scritto e diretto dal regista francese Thierry Klifa, ispirato liberamente al cosiddetto “affaire Bettencourt”, scandalo esploso in Francia tra il 2009 e il 2010 attorno all’ereditiera del celebre marchio L’Oréal, accusata di essere stata manipolata e spinta a elargire ingenti somme a persone del suo entourage, che vede protagonista la star Isabelle Huppert, insieme a Laurent Lafitte, che per questo ruolo è stato insignito del Premio César 2026 come Miglior Attore.

La pellicola si configura fin da subito come un film d’inchiesta all’interno del quale si alternano momenti di simil video-interviste in cui i personaggi si raccontano all’interno di specifici momenti della storia commentandola a posteriori, a sequenze narrative nelle quali le vicende si susseguono cronologicamente. La dimensione della cronaca, però, risulta meno rilevante agli occhi dello spettatore rispetto a quella umana: il rapporto di amicizia (e in parte di dipendenza) che si instaura tra i due viene indagato attraverso non solo gli occhi dei due protagonisti, ma soprattutto da quelli di tutti coloro che li circondano, lasciando spazio a sentimenti di gelosia, paura e diffidenze che sfoceranno, nell’ultima parte del racconto, in un vortice di tormenti.

Una storia complessa dalle diverse sfumature che punta ad una riflessione macroscopica sui rapporti umani e come questi possano diventare fragili e inconsistenti di fronte alla perdita di pecunia e potere.

Laurent Lafitte interpreta con efficacia un personaggio dissacrante e ribelle che osa in tutto, ammalia e trascina la protagonista in una spirale contorta che le farà cambiare totalmente prospettiva sui valori della vita, le sue passioni, abitudini e sentimenti. Isabelle Huppert rappresenta indubbiamente la colonna attorno alla quale si regge l’intera pellicola, impersonando con sicurezza una donna fragile e in conflitto.

Una saga familiare nella quale lo spettatore viene travolto, ma al quale non vengono forniti sufficienti elementi per comprendere la vera natura della vicenda e farsi un’idea propria. Il racconto viene lasciato volutamente sospeso tramite l’accostamento di episodi sparsi che non sempre presentano una connessione tra loro, creando così dei climax ascendenti e discendenti all’interno della trama che da un lato veicolano quel senso di instabilità proprio dell’accaduto, ma dall’altro destabilizzano la visione rendendola a tratti poco consistente, lasciandoci col dubbio su quale sia la verità dietro al racconto.

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