Kirill Sokolov fa il suo esordio in lingua inglese con Ti uccideranno (They Will Kill You), un film che promette di mischiare azione frenetica e sanguinosa, horror grottesco e black humour, ma che mantiene solo in parte queste premesse. La protagonista, Asia Reaves (Zazie Beetz), è una macchina da guerra carismatica e implacabile, pronta a farsi strada a colpi di machete, fucile e una serie infinita di armi improvvisate tra i corridoi del Virgil, un antico hotel di Manhattan dietro al quale si cela un culto satanico. Quella di Zazie Beetz è una final girl contemporanea, spietata, ma capace di far divertire allo stesso tempo. Tuttavia, nemmeno la sua energia e il suo carisma riescono a compensare le lacune narrative del film.
La storia si apre con una giovane Asia in fuga dal padre violento, costretta a lasciarsi alle spalle la sorella minore Maria. Dieci anni dopo, la ritroviamo nelle vesti di un’improvvisata domestica, pronta a infiltrarsi nell’inquietante hotel per salvarla. Intrappolate in un tempio satanico senza vie d’uscita, dovranno fronteggiare dei ricchi immortali che vogliono sacrificarle per mantenere la vita eterna.
Da subito, Sokolov scardina la realtà con combattimenti esagerati, effetti pratici stravaganti e sequenze sanguinose a tratti cartoonesche: arti amputati che si ricompongono, occhi animatronici che esplorano i corridoi come se avessero volontà propria, corpi che esplodono in geyser di sangue. Il regista dimostra anche una grande inventiva dal punto di vista visivo: le coreografie dei combattimenti sono dinamiche, le inquadrature audaci e contraddistinte da zoom rapidi, uso di fish-eye e tracking frenetici. Tuttavia, la struttura del racconto resta frammentaria e molte sequenze spettacolari volutamente esagerate finiscono per apparire isolate, prive di un vero supporto narrativo che tenga alta l’attenzione dello spettatore.
Il film tenta anche qualche accenno di satira sociale: le domestiche sono in gran parte donne di colore, mentre i membri del culto appartengono alla classe ricca bianca. Purtroppo, questi elementi restano marginali e non sviluppati, senza sfociare mai in una reale critica al classismo. Allo stesso modo, il concetto dell’hotel come inferno moderno, ispirato a quello dantesco, con piani dedicati ai vizi e alle perversioni umane, viene solo accennato, mai esplorato con la profondità che avrebbe potuto distinguere Ti uccideranno dalla semplice parodia di film simili come Finché morte non ci separi.
Il cast di comprimari soffre di una caratterizzazione minimale: i membri del culto, interpretati da Tom Felton e Heather Graham, e Patricia Arquette nei panni della direttrice dell’hotel sono stereotipati e poco distinti. La sorella di Asia, Maria (Myha’la) viene coinvolta in un intreccio narrativo frettoloso e a tratti confuso: a farne le spese sono i momenti emotivi tra le due sorelle, che risultano poco incisivi perché il film non concede al pubblico il tempo di conoscere davvero il loro legame e la loro backstory.
Da Sam Raimi a Tarantino, passando per i thriller giapponesi e la blaxploitation, il film rende omaggio chiaramente a riferimenti noti, senza però riuscire a costruire una propria identità. La sensazione è costantemente quella di assistere a un collage di citazioni e rimandi più che a una storia compiuta, con sprazzi di estro visivo (inseguimenti nei tunnel dell’aria condizionata, combattimenti con asce infuocate, effetti pratici esagerati) e sequenze sanguinose/gore surreali che finiscono per risultare ripetitive, anche a causa dell’immortalità dei villain che si rialzano dopo ogni decapitazione o squartamento.
Quel che resta è un film godibile per gli amanti dell’action splatter e per chi vuole divertirsi nel vedere sequenze gore esagerate, ma che lascia un retrogusto amaro per via di un potenziale narrativo sprecato.


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