Troppo poco, anche all’interno della cerchia cinefila, si parla di Fatih Akin. Il regista tedesco, di origine turca, vincitore nel 2004 dell’Orso d’oro a Berlino con La sposa turca, si è sempre distinto per la varietà del suo cinema, spaziando dalla commedia brillante di Soul Kitchen al horror Il mostro di St. Pauli, passando per il dramma a tinte noir Oltre la notte. Questa capacità nel sapersi muovere in scioltezza su un range filmico variegato l’ha portato ad emergere all’interno del panorama festivaliero, riuscendo a mantenere inalterato il suo tocco anche su film non originariamente pensati per lui. È questo il caso de L’isola dei ricordi, coming of age ambientato in Germania sul finire del secondo conflitto mondiale.
Con il nazismo ormai prossimo alla disfatta, nell’isola di Amun il dodicenne Nanning fa quanto possibile per aiutare la madre, fervente hitleriana, mentre il padre è impegnato in guerra. Consapevoli che la Germania non potrà vincere, il bambino cerca di alleviare il dolore della madre procurandole pane con burro e miele. Durante la “missione” per recuperare gli ingredienti necessari per la preparazione del panino, difficilmente reperibili a causa delle generali ristrettezze in cui vive la comunità, Nanning avrà modo di vedere la verità dietro il velo della propaganda nazista, immergendosi in un viaggio che segnerà gradualmente la fine della sua infanzia.
Pensato in origine da Hark Bohm (presente tra l’altro all’interno del film in un piccolo cameo), il regista è stato costretto ad abbandonare il progetto a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute che lo porteranno di lì a poco alla morte. Con il passaggio di testimone all’amico Akin, il film accentua la struttura da romanzo di formazione senza sacrificare una marcata componente avventurosa. Soffermandosi quasi unicamente sul punto di vista del bambino protagonista, lo sguardo del pubblico diventa spettatore privilegiato dell’evoluzione che avviene nell’animo di Nanning, presentando alcuni punti di contatto con Jojo Rabbit di Taika Waititi.


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