Liberamente ispirato all’opera letteraria Alla festa della Rivoluzione di Claudia Salaris, il film di Arnaldo Catinari è un’opera a tema storico basata sugli eventi del 1919 legati alla presa di Fiume da parte del poeta Gabriele D’Annunzio (Maurizio Lombardi). Beatrice (Valentina Romani) è una determinata spia al servizio della Russia: il suo scopo è scoprire quali sono i nemici della rivoluzione e si trova a Fiume il giorno in cui il Vate dà il via alla sua rivoluzione visionaria. Durante la festa d’insediamento si trova coinvolta in un attentato alla vita del Poeta-Guerriero. Giulio (Nicolas Maupas) è il medico di D’Annunzio nonché disertore della Grande Guerra, vicino agli ambienti anarchici. Sullo sfondo di una rivoluzione che intende cambiare il mondo, le loro vite si intrecciano rivelando una realtà in cui intrighi politici, amori impossibili e vendette private collideranno finendo per modellare non solo il loro destino ma anche quello di Fiume, di D’Annunzio e dell’Italia, che all’alba degli anni ’20 si trova ad un bivio cruciale tra dittatura e rivoluzione.
Alla festa della Rivoluzione è una vicenda di vendetta, redenzione e amore che tiene incollati allo schermo grazie alla sua capacità di attingere sia dall’action movie che dal film storico, senza perdere da un lato l’accuratezza dei fatti e dall’altro il fascino del thriller che sferza la narrazione con continui colpi di scena e attimi dove viene trattenuto il respiro.
La sua forza principale risiede senza alcun dubbio proprio in questa dinamica nonché nella capacità attoriale di alcuni membri del cast, tra i quali spicca un Riccardo Scamarcio molto centrato nel ruolo del poliziotto cattivo che trama alle spalle di D’annunzio e dei protagonisti principali e di un Nicolas Maupas che fornisce un’interpretazione matura e stratificata a Giulio, un uomo diviso tra il dramma della sua tragedia personale e il senso di responsabilità nei confronti del Vate e della rivoluzione della quale si fa portatore. Più sottile, ma ugualmente efficace, è la performance di Valeria Romani, la quale accoglie con sicurezza un ruolo ostico sulla carta, riuscendo altresì a donargli tutto il senso di ribellione e la bruciante passione che gli spettava di diritto.
Il film di Catinari è una buona trasposizione che rende effettivamente giustizia ai fatti di Fiume ricostruendo con accuratezza ambientazioni, costumi e fervori senza rinunciare alla fondamentale componente romanzesca, gestendola attraverso una regia abile e attenta che sperimenta e incuriosisce lo sguardo dello spettatore, senza sfociare nell’effetto documentaristico del quale soffrono diversi film di stampo storico.
Di rilievo risultano oltremodo anche le diverse stratificazioni narrative provenienti dalla fonte principale, che in questo film vengono valorizzate e calibrate nel rispetto dell’equilibrio del filone principale, pur riuscendo ad emergere ciascuna con una propria dimensione.
Un buon segnale per quel cinema italiano che non si regge solo sui grandi nomi e le commedie familiari, ma che è in grado di dire la propria anche attraverso prove complesse come quella di Alla festa della Rivoluzione, che ci fanno uscire dalla sala più consapevoli e allo stesso tempo ricchi visivamente rispetto a quando siamo entrati.


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