Dei nuovi volti del cinema d’autore europeo Joachim Trier è senza dubbio tra quelli che stanno maggiormente portando avanti la tradizione del dramma familiare di stampo bergmaniano. Nato in Danimarca e cresciuto in Norvegia, dopo la trilogia di Oslo, passando per l’acclamato La persona peggiore del mondo, Trier torna a scavare all’interno della complessità delle relazioni umane con un film che non solo parla del rapporto travagliato tra un padre e le sue figlie, ma anche e soprattutto di cinema.
L’attrice teatrale Nora (Renate Reinsve) e la storica Agnes (Inga Ibsdotter Lilleaas) sono due sorelle tanto diverse quanto profondamente unite. Durante la veglia funebre per la morte della madre si presenta inaspettatamente il padre Gustav (Stellan Skarsgård), celebre regista cinematografico, assente per buona parte della vita delle due donne. La ricomparsa dell’uomo fa riaffiorare questioni rimaste in sospeso, riaprendo ferite mai del tutto rimarginate. Quando Gustav confessa a Nora l’intenzione di tornare a girare un film dopo 15 anni, volendo lei nel ruolo di protagonista, la figlia rifiuta con sdegno, costringendo il regista a ripiegare su una giovane star Hollywoodiana. È così che le due sorelle dovranno confrontarsi con il padre e con il loro passato.
Sentimental Value è un film interamente dedicato alla capacità espressiva del cinema. Una crepa che attraversa la grande villa di famiglia a causa di un difetto architettonico diventa metafora del dolore interiore che pur rimanendo sopito scava un solco dentro l’animo di più generazioni. È così che Gustav, interpretato da un superbo Stellan Skarsgård, cerca di riaprire un contatto diretto con le figlie nell’unico modo in cui è capace: attraverso la messa in scena filmica. La settima arte diventa in questo modo la via attraverso cui far emergere il non detto, rivelando il “valore sentimentale” rimasto a lungo sopito.


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